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	<title>cieco matto</title>
	
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	<description>un blog ciecato come sua padrona</description>
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		<title>dimenticare la password di amministrazione di wordpress</title>
		<link>http://www.ciecomatto.net/blog/2010/dimenticare-la-password-di-amministrazione-di-wordpress/</link>
		<comments>http://www.ciecomatto.net/blog/2010/dimenticare-la-password-di-amministrazione-di-wordpress/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 15:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>talksina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciecomatto è morto? Ciecomatto chiude? Ciecomatto fa la fine di audiomontaggi? Nulla di tutto questo: semplicemente ciecomatto non è un&#8217;entità astratta, ciecomatto viene tirato su da una persona che scrive (e paga), tra l&#8217;altro quando lo ho rinnovato pochi giorni &#8230; <a href="http://www.ciecomatto.net/blog/2010/dimenticare-la-password-di-amministrazione-di-wordpress/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciecomatto è morto?<br />
Ciecomatto chiude?<br />
Ciecomatto fa la fine di audiomontaggi?<br />
Nulla di tutto questo: semplicemente ciecomatto non è un&#8217;entità astratta, ciecomatto viene tirato su da una persona che scrive (e paga), tra l&#8217;altro quando lo ho rinnovato pochi giorni fa, tophost mi ha fatto pure lo sconto per cui da 10 euro mi son ritrovata a pagarlo 6. Non era uno sconto di tanto, ma calcolando che oggi 3 giugno ho messo 10 euro nella chiavetta dei distributori di bevande in ufficio, non starei tanto a tirchiare sul sito anche se, comunque, a differenza di <a href="http://www.iadkiller.org">IAD Killer</a> non ci spenderei niente più della cifra tradizionale 10 euro, su ciecomatto.<br />
<span id="more-582"></span><br />
La realtà è che mi ero dimenticata la password di amministrazione del blog e, oltretutto, l&#8217;indirizzo e-mail a cui è associato il sito.<br />
Per cui:<br />
E&#8217; pur vero che esiste una modalità su wp che permette di recuperare (resettare) la password.</p>
<p>praticamente cliccando sul link &#8220;hai dimenticato la password&#8221;, in teoria dovrebbe arrivarti via e-mail.<br />
So di averlo già fatto quando avevo ricevuto degli attacchi da parte di malintenzionati, ancora nel 2009. So anche che già un&#8217;altra volta avevo dimenticato la password.</p>
<p>Ma stavolta, a differenza delle precedenti, avevo pure dimenticato l&#8217;indirizzo e-mail ad essa associato, per fortuna ho fatto mente locale su quella volta dell&#8217;attacco appunto, e sono riuscita a risalire alla password tramite l&#8217;associazione di idee. Un po&#8217; come quei giochi che fanno su rai1 d&#8217;estate, per capirci.</p>
<p>Altrimenti la mia sorte, sarebbe stata quella di provare a resettare la pwd e sperare che mi arrivasse a un indirizzo e-mail configurato su client di posta, o sull&#8217;iPhone.</p>
<p>Ecco. Appunto. Avrei un sacco di cose da dire, e di cui parlare, compreso l&#8217;iPhone, ma se avevo dimenticato la password! Va be&#8217;. Mi rifarò.</p>
<form id="vozme_form_bf931c1a2ff813d00e2110fb57bdd7f1" method="post" name="vozme_form_bf931c1a2ff813d00e2110fb57bdd7f1" target="bf931c1a2ff813d00e2110fb57bdd7f1" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="dimenticare la password di amministrazione di wordpress.. Ciecomatto è morto?
Ciecomatto chiude?
Ciecomatto fa la fine di audiomontaggi?
Nulla di tutto questo: semplicemente ciecomatto non è un&#8217;entità astratta, ciecomatto viene tirato su da una persona che scrive (e paga), tra l&#8217;altro quando lo ho rinnovato pochi giorni fa, tophost mi ha fatto pure lo sconto per cui da 10 euro mi son ritrovata a pagarlo 6. Non era uno sconto di tanto, ma calcolando che oggi 3 giugno ho messo 10 euro nella chiavetta dei distributori di bevande in ufficio, non starei tanto a tirchiare sul sito anche se, comunque, a differenza di IAD Killer non ci spenderei niente più della cifra tradizionale 10 euro, su ciecomatto.

La realtà è che mi ero dimenticata la password di amministrazione del blog e, oltretutto, l&#8217;indirizzo e-mail a cui è associato il sito.
Per cui:
E&#8217; pur vero che esiste una modalità su wp che permette di recuperare (resettare) la password.
praticamente cliccando sul link &#8220;hai dimenticato la password&#8221;, in teoria dovrebbe arrivarti via e-mail.
So di averlo già fatto quando avevo ricevuto degli attacchi da parte di malintenzionati, ancora nel 2009. So anche che già un&#8217;altra volta avevo dimenticato la password.
Ma stavolta, a differenza delle precedenti, avevo pure dimenticato l&#8217;indirizzo e-mail ad essa associato, per fortuna ho fatto mente locale su quella volta dell&#8217;attacco appunto, e sono riuscita a risalire alla password tramite l&#8217;associazione di idee. Un po&#8217; come quei giochi che fanno su rai1 d&#8217;estate, per capirci.
Altrimenti la mia sorte, sarebbe stata quella di provare a resettare la pwd e sperare che mi arrivasse a un indirizzo e-mail configurato su client di posta, o sull&#8217;iPhone.
Ecco. Appunto. Avrei un sacco di cose da dire, e di cui parlare, compreso l&#8217;iPhone, ma se avevo dimenticato la password! Va be&#8217;. Mi rifarò.
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		<item>
		<title>Agevolazioni per non vedenti: esenzione dal buon senso e dalla buona educazione</title>
		<link>http://www.ciecomatto.net/blog/2010/agevolazioni-per-non-vedenti-esenzione-al-buon-senso-e-la-buona-educazione/</link>
		<comments>http://www.ciecomatto.net/blog/2010/agevolazioni-per-non-vedenti-esenzione-al-buon-senso-e-la-buona-educazione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 09:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>talksina</dc:creator>
				<category><![CDATA[orbo pride]]></category>
		<category><![CDATA[personale]]></category>
		<category><![CDATA[agevolazioni]]></category>
		<category><![CDATA[buon senso]]></category>
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		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi desidero parlare di un argomento che sta a cuore a molti disabili: le agevolazioni, che sono sempre troppo poche. In particolare, di un&#8217;agevolazione che sinceramente m&#8217;è sfuggita ma di cui, evidentemente, molti fanno un larghissimo uso: l&#8217;esenzione dalla buona &#8230; <a href="http://www.ciecomatto.net/blog/2010/agevolazioni-per-non-vedenti-esenzione-al-buon-senso-e-la-buona-educazione/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi desidero parlare di un argomento che sta a cuore a molti disabili: le agevolazioni, che sono sempre troppo poche. In particolare, di un&#8217;agevolazione che sinceramente m&#8217;è sfuggita ma di cui, evidentemente, molti fanno un larghissimo uso: l&#8217;esenzione dalla buona educazione.<br />
Non mi pare di averne mai sentito parlare su <a href="http://www.handylex.org">HandyLex</a>, uno dei siti più famosi per quanto riguarda le normative italiane sull&#8217;handicap, ma dato il gran numero di disabili che gode di quest&#8217;agevolazione, penso che non sia poi tanto tanto difficile ottenerla.</p>
<p>Ho l&#8217;impressione che per molti nella mia condizione, l&#8217;educazione sia un optional. Tanto, la gente, ti comprende e ti aiuta sempre perché sei cieco o pluridisabile. Niente di più falso.<br />
<span id="more-577"></span><br />
E&#8217; vero, ogni storia è a sè. Ogni persona, nella sua vita, ha le proprie esperienze che ne plasmano il carattere nel bene e nel male però se una persona vive in una situazione drammatica, non ha alcun diritto di farlo pesare alle persone a cui si approccia, più o meno occasionalmente: tutti abbiamo i nostri piccoli e grandi drammi; alcuni possiamo portarceli dentro dalla nascita, altri accadono e basta, altri sono dovuti a nostre scelte sbagliate, ma che senso ha prendersela con chi nel mondo esterno non c&#8217;entra? Che senso ha dover trovare sempre una colpa a qualcosa che ci accade?</p>
<p>E soprattutto: mi sta parecchio antipatico che, se io me la prendo con un maleducato che fatalità ha una storia drammatica dietro le spalle, mi si debba sempre rimproverare perché ho maltrattato una persona, perché non conosco la storia che ha dietro, ma basta! Allora, noi disabili vogliamo sì o no essere considerati persone? Abbiamo le idee chiare su che cosa significa?</p>
<p>Essere considerati persone, significa prima di tutto avere uguali doveri, oltre che uguali diritti; e la buona educazione fa parte della prima categoria. </p>
<p>Non serve rivolgersi dando del lei e richiedendo le cose in modo gentile per essere educati, l&#8217;educazione sta anche nella presa in considerazione dell&#8217;eventualità che le persone interpellate possano anche non aver tempo (o voglia) di rispondere alle mail, e che non è scrivendo 3 mail di seguito con tanto di ricevuta di ritorno, sull&#8217;indirizzo e-mail di lavoro delle persone, che si ottiene l&#8217;attenzione sperata. </p>
<p>Anzi, bisognerebbe dico io un attimo comprendere che se uno non risponde nella mail personale, un motivo ci sarà: non c&#8217;ha tempo, o (come nel mio caso) non c&#8217;ha voglia di rispondere, perciò, ho trovato assolutamente scortese andare in cerca della mail di lavoro (che tra l&#8217;altro io non ho mai dato a nessuno proprio per evitare mail personali sulla mail aziendale) e rompere le balle per 3 volte di fila, 3 mail in meno di un quarto d&#8217;ora. Pazzesco.</p>
<p>Oltretutto, per chiedere cosa? Come si fa a farsi un blog. Con tutte le informazioni che ci sono in giro su internet a disposizione.</p>
<p>Allora, io mi domando, per certe persone com&#8217;è la faccenda? Internet funziona per andarsi a cercare nomi e cognomi delle persone, il loro posto di lavoro con tanto di mail aziendale, eventualmente il numero di telefono (spero di no!) però mai cercarsi le nozioni che gli servono? Cercando su google &#8220;come farsi un blog&#8221; o &#8220;creare un blog&#8221; si trovano un sacco di siti! </p>
<p>Io, sinceramente, con tutta la documentazione che c&#8217;è in giro per internet (sempre se lo si sa usare con la testa!), mi rifiuto di dare insegnamenti, gratuitamente tra l&#8217;altro, a persone che non conosco e che soprattutto non mi interessa conoscere. </p>
<p>Per i miei amici mi faccio in 4, ma per gli sconosciuti no. Specie se hanno, come descritto sopra, l&#8217;atteggiamento del cieco o disabile che vuole tutto dovuto e gratis. Questo è il peggiore atteggiamento che una persona disabile possa avere, il miglior modo per emarginarsi da soli. </p>
<p>Purtroppo in passato, anch&#8217;io sono stata così, chiedevo a emeriti sconosciuti trovati in giro per la rete, tenendoli anche ore su skype, come si faceva questo o quello. Senza neanche interessarmi di un&#8217;eventuale retribuzione su cui ci si sarebbe potuti anche accordare. Risultato? Una scusa tira l&#8217;altra, e le persone si sono allontanate.</p>
<p>No, non è una questione di voler fare le cose per soldi, o per ottenere in cambio dei favori; è questione che bisogna essere riconoscenti in qualche modo, qualora una persona ci dedichi del tempo fuori dal proprio lavoro. </p>
<p>Siamo persone tutti quanti, e se uno è privo di un lavoro o di una famiglia non deve assolutamente pensare di aver tutti a portata di mano e pronti a dedicargli la vita.</p>
<form id="vozme_form_28befc3f26b02d19ffa5f17f75c3d4c3" method="post" name="vozme_form_28befc3f26b02d19ffa5f17f75c3d4c3" target="28befc3f26b02d19ffa5f17f75c3d4c3" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Agevolazioni per non vedenti: esenzione dal buon senso e dalla buona educazione.. Oggi desidero parlare di un argomento che sta a cuore a molti disabili: le agevolazioni, che sono sempre troppo poche. In particolare, di un&#8217;agevolazione che sinceramente m&#8217;è sfuggita ma di cui, evidentemente, molti fanno un larghissimo uso: l&#8217;esenzione dalla buona educazione.
Non mi pare di averne mai sentito parlare su HandyLex, uno dei siti più famosi per quanto riguarda le normative italiane sull&#8217;handicap, ma dato il gran numero di disabili che gode di quest&#8217;agevolazione, penso che non sia poi tanto tanto difficile ottenerla.
Ho l&#8217;impressione che per molti nella mia condizione, l&#8217;educazione sia un optional. Tanto, la gente, ti comprende e ti aiuta sempre perché sei cieco o pluridisabile. Niente di più falso.

E&#8217; vero, ogni storia è a sè. Ogni persona, nella sua vita, ha le proprie esperienze che ne plasmano il carattere nel bene e nel male però se una persona vive in una situazione drammatica, non ha alcun diritto di farlo pesare alle persone a cui si approccia, più o meno occasionalmente: tutti abbiamo i nostri piccoli e grandi drammi; alcuni possiamo portarceli dentro dalla nascita, altri accadono e basta, altri sono dovuti a nostre scelte sbagliate, ma che senso ha prendersela con chi nel mondo esterno non c&#8217;entra? Che senso ha dover trovare sempre una colpa a qualcosa che ci accade?
E soprattutto: mi sta parecchio antipatico che, se io me la prendo con un maleducato che fatalità ha una storia drammatica dietro le spalle, mi si debba sempre rimproverare perché ho maltrattato una persona, perché non conosco la storia che ha dietro, ma basta! Allora, noi disabili vogliamo sì o no essere considerati persone? Abbiamo le idee chiare su che cosa significa?
Essere considerati persone, significa prima di tutto avere uguali doveri, oltre che uguali diritti; e la buona educazione fa parte della prima categoria. 
Non serve rivolgersi dando del lei e richiedendo le cose in modo gentile per essere educati, l&#8217;educazione sta anche nella presa in considerazione dell&#8217;eventualità che le persone interpellate possano anche non aver tempo (o voglia) di rispondere alle mail, e che non è scrivendo 3 mail di seguito con tanto di ricevuta di ritorno, sull&#8217;indirizzo e-mail di lavoro delle persone, che si ottiene l&#8217;attenzione sperata. 
Anzi, bisognerebbe dico io un attimo comprendere che se uno non risponde nella mail personale, un motivo ci sarà: non c&#8217;ha tempo, o (come nel mio caso) non c&#8217;ha voglia di rispondere, perciò, ho trovato assolutamente scortese andare in cerca della mail di lavoro (che tra l&#8217;altro io non ho mai dato a nessuno proprio per evitare mail personali sulla mail aziendale) e rompere le balle per 3 volte di fila, 3 mail in meno di un quarto d&#8217;ora. Pazzesco.
Oltretutto, per chiedere cosa? Come si fa a farsi un blog. Con tutte le informazioni che ci sono in giro su internet a disposizione.
Allora, io mi domando, per certe persone com&#8217;è la faccenda? Internet funziona per andarsi a cercare nomi e cognomi delle persone, il loro posto di lavoro con tanto di mail aziendale, eventualmente il numero di telefono (spero di no!) però mai cercarsi le nozioni che gli servono? Cercando su google &#8220;come farsi un blog&#8221; o &#8220;creare un blog&#8221; si trovano un sacco di siti! 
Io, sinceramente, con tutta la documentazione che c&#8217;è in giro per internet (sempre se lo si sa usare con la testa!), mi rifiuto di dare insegnamenti, gratuitamente tra l&#8217;altro, a persone che non conosco e che soprattutto non mi interessa conoscere. 
Per i miei amici mi faccio in 4, ma per gli sconosciuti no. Specie se hanno, come descritto sopra, l&#8217;atteggiamento del cieco o disabile che vuole tutto dovuto e gratis. Questo è il peggiore atteggiamento che una persona disabile possa avere, il miglior modo per emarginarsi da soli. 
Purtroppo in passato, anch&#8217;io sono stata così, chiedevo a emeriti sconosciuti trovati in giro per la rete, tenendoli anche ore su skype, come si faceva questo o quello. Senza neanche interessarmi di un&#8217;eventuale retribuzione su cui ci si sarebbe potuti anche accordare. Risultato? Una scusa tira l&#8217;altra, e le persone si sono allontanate.
No, non è una questione di voler fare le cose per soldi, o per ottenere in cambio dei favori; è questione che bisogna essere riconoscenti in qualche modo, qualora una persona ci dedichi del tempo fuori dal proprio lavoro. 
Siamo persone tutti quanti, e se uno è privo di un lavoro o di una famiglia non deve assolutamente pensare di aver tutti a portata di mano e pronti a dedicargli la vita.
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		</item>
		<item>
		<title>gli scacchi mi hanno stufato</title>
		<link>http://www.ciecomatto.net/blog/2010/gli-scacchi-mi-hanno-stufato/</link>
		<comments>http://www.ciecomatto.net/blog/2010/gli-scacchi-mi-hanno-stufato/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 16:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>talksina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ciecomatto.net/2010/02/03/gli-scacchi-mi-hanno-stufato/</guid>
		<description><![CDATA[Mi imbarazza un po&#8217; l&#8217;idea con troppo entusiasmo 2 anni fa, 2008, anzi forse anche prima chi si ricorda, ho aperto il blog ciecomatto con la scusa degli scacchi. Ho continuato a giocare(e a perdere) per un po&#8217; per gli &#8230; <a href="http://www.ciecomatto.net/blog/2010/gli-scacchi-mi-hanno-stufato/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi imbarazza un po&#8217; l&#8217;idea<br />
con troppo entusiasmo 2 anni fa, 2008, anzi forse anche prima chi si ricorda, ho aperto il blog ciecomatto con la scusa degli scacchi.</p>
<p>Ho continuato a giocare(e a perdere) per un po&#8217;<br />
per gli scacchi avevo tralasciato altre cose, tipo la palestra, e se adesso mi trovo ancora cintura gialla mentre dovevo esser striscia verde già da un anno e mezzo, è perché ho anche giocato a scacchi perdendoci tempo senza risultato.<br />
Adesso ho altre priorità, tra cui il blog sulla <a href="http://www.iadkillervirus.org">dipendenza da internet</a>, che certo non è uno scherzetto. Se mi girerà scrivo anche qui, comunque al di là di tutto per 10 euro non è che sia la morte, chiuderò di certo audiomontaggi.net perché non ne vale più assolutamente la pena<br />
e non ho neanche più il tempo di dedicarmi, oltre alla netdipendenza ci sta il <a href="http://www.ciecomatto.net/2009/12/15/nascondersi-non-serve/">volontariato</a>, la palestra, il ragazzo, il lavoro&#8230;</p>
<p>chi lo trova + il tempo per gli scacchi?<br />
Poi l&#8217;ultimo torneo fatto in associazione è stato l&#8217;ultima pietra che ha fatto crollare tutto.<br />
5 partite perse + 1 vinta per forfait. Esattamente cme nel 2008. Una vergogna, la sensazione di essere usata come quella che fa vincere le partite ai forti, beh, vaffanculo anche gli scacchi. Ci sono cose che mi gratificano il doppio.</p>
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con troppo entusiasmo 2 anni fa, 2008, anzi forse anche prima chi si ricorda, ho aperto il blog ciecomatto con la scusa degli scacchi.
Ho continuato a giocare(e a perdere) per un po&#8217;
per gli scacchi avevo tralasciato altre cose, tipo la palestra, e se adesso mi trovo ancora cintura gialla mentre dovevo esser striscia verde già da un anno e mezzo, è perché ho anche giocato a scacchi perdendoci tempo senza risultato.
Adesso ho altre priorità, tra cui il blog sulla dipendenza da internet, che certo non è uno scherzetto. Se mi girerà scrivo anche qui, comunque al di là di tutto per 10 euro non è che sia la morte, chiuderò di certo audiomontaggi.net perché non ne vale più assolutamente la pena
e non ho neanche più il tempo di dedicarmi, oltre alla netdipendenza ci sta il volontariato, la palestra, il ragazzo, il lavoro&#8230;
chi lo trova + il tempo per gli scacchi?
Poi l&#8217;ultimo torneo fatto in associazione è stato l&#8217;ultima pietra che ha fatto crollare tutto.
5 partite perse + 1 vinta per forfait. Esattamente cme nel 2008. Una vergogna, la sensazione di essere usata come quella che fa vincere le partite ai forti, beh, vaffanculo anche gli scacchi. Ci sono cose che mi gratificano il doppio.
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		<title>Twitter in italiano</title>
		<link>http://www.ciecomatto.net/blog/2009/twitter-in-italiano/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 10:44:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>talksina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Notizia flash: finalmente il popolare servizio di microblogging twitter, è in italiano. Sito completamente tradotto in italiano. Vorrei adesso azzardare un sondaggio: quanti orbi si metteranno su questa piattaforma? E cosa ci faranno? Farà paura agli orbi twitter come servizio &#8230; <a href="http://www.ciecomatto.net/blog/2009/twitter-in-italiano/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Notizia flash: finalmente il popolare servizio di microblogging <a href="http://www.twitter.com">twitter</a>, è in italiano. Sito completamente tradotto in italiano.<br />
Vorrei adesso azzardare un sondaggio: quanti orbi si metteranno su questa piattaforma? E cosa ci faranno?<br />
Farà paura agli orbi twitter come servizio innovativo oppure ci si butterà a pesce?<br />
Io uso Twitter già da un anno, prima con talksina ora con orbocop e iadkillervirus (quest&#8217;ultimo solo di <a href="http://www.iadkillervirus.org">progetto</a>) perché l&#8217;inglese non mi ha mai spaventato, ma staremo a vedere. Buon twitter!</p>
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Vorrei adesso azzardare un sondaggio: quanti orbi si metteranno su questa piattaforma? E cosa ci faranno?
Farà paura agli orbi twitter come servizio innovativo oppure ci si butterà a pesce?
Io uso Twitter già da un anno, prima con talksina ora con orbocop e iadkillervirus (quest&#8217;ultimo solo di progetto) perché l&#8217;inglese non mi ha mai spaventato, ma staremo a vedere. Buon twitter!
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		<title>Nascondersi non serve</title>
		<link>http://www.ciecomatto.net/blog/2009/nascondersi-non-serve/</link>
		<comments>http://www.ciecomatto.net/blog/2009/nascondersi-non-serve/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 10:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>talksina</dc:creator>
				<category><![CDATA[personale]]></category>
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		<description><![CDATA[A che cosa serve nascondersi quando non si fa nulla di male? A che cosa serve aver paura di mostrare agli altri un proprio interesse, per paura che possano pensare o far chissà quali domande? Non serve a un cazzo. &#8230; <a href="http://www.ciecomatto.net/blog/2009/nascondersi-non-serve/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A che cosa serve nascondersi quando non si fa nulla di male?<br />
A che cosa serve aver paura di mostrare agli altri un proprio interesse, per paura che possano pensare o far chissà quali domande?<br />
Non serve a un cazzo. A un emerito cazzo: gli altri pensino pure ciò che vogliono, io mi faccio la mia strada, la figura meschina la fanno solo loro.<br />
<span id="more-569"></span><br />
L&#8217;interesse in questione, è l&#8217;attivismo nel settore HIV/AIDS e ho sempre esitato a parlarne tanto in giro, specie a chi mi conosce poco, perché in questi almeno 15 anni che ho quest&#8217;interesse, la gente che non mi conosce mi apostrofa con una domanda: Ma perché tra le tante cose di volontariato che si possono fare hai scelto proprio questa.<br />
Sì. Come se attivarsi per informare le persone e dare una mano concreta (che non sia solo economica) su una situazione piuttosto che un&#8217;altra, significhi che quella situazione la si ha sulla pelle, propria o di una persona molto cara. Secondo questo ragionamento io, essendo cieca, dovrei essere attivista in prima linea all&#8217;unione ciechi, beh, non lo sono perché non me ne può fregare un cazzo de meno e ho i miei buoni, sacrosanti e (per me) indiscutibili motivi; fare le cose per forza o per dovere, o perché &#8220;è la situazione mia o del mio familiare perciò devo stare in associazione&#8221;, fa automaticamente cadere il concetto di volontariato ed è forse per questo motivo che nelle associazioni, temo di tutti i settori non solo dei ciechi, ci sia sempre quello che scalda la sedia o fa casino. Chi lo fa perché gli tocca o non ha altro da fare nella sua povera vita e io spesso questi personaggi, come persona che usufruisce dell&#8217;associazione (adesso parlo dei ciechi), li noto subito perché hanno un comportamento pressapochista da far spavento.<br />
Comunque, ritorniamo all&#8217;HIV.<br />
Perché tra le tante attività che avrei potuto scegliere, ho scelto quella?<br />
Non c&#8217;è una risposta univoca, a questa domanda. Ce ne sono molteplici.<br />
In primo luogo, la mia vera passione che non sarebbe l&#8217;informatica ma la medicina, precisamente virologia, con specializzazione in malattie tropicali.<br />
Ovviamente la mia condizione di disabilità sensoriale non mi permette tale studio perché quella specifica materia non può prescindere dal microscopio. La passione mi è arrivata da bambina, dalla curiosità che mi si è sempre instaurata nei confronti dei virus a causa delle attenzioni talvolta morbose dei miei familiari ogni volta che andavo a giocare o mettevo le mani da qualche parte. Vedere che gli altri, soprattutto i maschi, mettevano le mani dappertutto in giardino, camminavano a 4 zampe, arrivavano a casa pieni di bozzi e sbucciature ovunque, ma non era mai morto o malato grave nessuno. E perché tra i tanti virus mi sono interessata proprio all&#8217;AIDS?<br />
Per il semplice motivo che è stato il primo vero esempio di errore palese che i miei genitori hanno fatto nella mia educazione. A fine anni 80 c&#8217;era una psicosi immane, siringhe qua siringhe là, ma guarda caso, come detto sopra, chissà quante volte agli altri ragazzini capitava di incrociare una siringa giocando ma nessuno dei miei conoscenti di allora è mai risultato HIV positivo o addirittura morto per AIDS. Così ho fatto domande ai miei e non mi sapevano rispondere, ho fatto domande al mio maestro delle elementari il quale mi ha spiegato che l&#8217;AIDS si prende &#8220;con il sangue di una persona malata&#8221; e &#8220;facendo all&#8217;amore&#8221;, cosa che all&#8217;epoca io sapevo che far l&#8217;amore serviva a far nascere i bambini (evidentemente ero una delle poche che non era stata istruita con la cicogna o la foglia di cavolo) così credevo che davvero &#8220;l&#8217;aidiesse avrebbe fatto finire il mondo&#8221; però, ugualmente, non capivo: a scuola era pieno di bambini, c&#8217;erano anche mamme con la pancia, il che vuol dire che tutti facevano comunque l&#8217;amore al di là dell&#8217;AIDS, e allora chi ha ragione?<br />
Poi a 11 anni grazie alla pubblicità Volkswagen con la canzone &#8220;i want it all&#8221; dei Queen, è arrivata la passione per Freddie Mercury e mi è stato spiegato che è morto di AIDS, e non ci riuscivo a capire più niente sul serio: cos&#8217;ha fatto Freddie, si è drogato o ha fatto l&#8217;amore? E con chi? Iniziano i primi, inconsapevoli e involontari, pregiudizi: adesso a pensarci da adulta mi vergogno molto perché anziché dispiacermi perché Freddie è morto e pensare che forse ha sofferto, ho iniziato a chiedermi che cos&#8217;avesse fatto di sbagliato. Come se l&#8217;AIDS non fosse una malattia, ma una punizione: alla domanda &#8220;ma Freddie aveva dei bambini&#8221; mi è stato risposto &#8220;non lo so&#8221;, perciò la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la droga, e nessuno mai mi spiegava &#8220;no non devi comportarti così perché l&#8217;AIDS è una malattia pericolosa ma sempre una malattia&#8221;. Nessuno mi aveva mai, a casa o a scuola, spiegato che una persona può stare male ma che le malattie di qualsiasi tipo compreso l&#8217;AIDS non sono una punizione. Anzi, sull&#8217;AIDS c&#8217;era quasi sempre paura a parlare. Quasi come se i miei punti di riferimento, insegnanti e familiari, mi volessero proteggere da qualcosa di troppo grande e troppo brutto, che comunque loro non sapevano spiegarmi ma che sarei arrivata a capire da sola con il tempo. O anche se non lo capivo, io dovevo evitare certe persone e stare sempre in guardia. Certo loro non mi dicevano di evitare nessuno, ma era questo il messaggio che percepivo.<br />
Tornando a Freddie: inevitabilmente avevo associato la sua morte per AIDS alla droga, ma non riuscivo a capire perché: mi era stato spiegato che la droga è una cosa che fa diventare scemi perciò, nella mia mente di ragazzina, mi sembrava assolutamente impossibile che un cantante bravo come Freddie, potesse far uso di quella roba e allora i casi sono 3: o non è vero che la droga fa diventare scemi, o non è vero che l&#8217;AIDS si prende facendo i bambini, non è vero che di AIDS si muore solo se ci si droga: da qualche parte qualcuno, una balla, deve avermela raccontata dato che nessuno di coloro che ritenevo punti di riferimento aveva mai avuto contatti diretti con realtà di AIDS o di droga e quindi certe cose, come avrebbero potuto saperle?<br />
Così ho iniziato a fare l&#8217;interrogatorio ai miei e li ho messi in crisi, fino a che mi hanno spiegato cosa significasse omosessualità. Fino ad allora sentivo dire &#8220;frocio&#8221; dai ragazzini che prendevano in giro gli altri maschi, poi la famosa barzelletta del bambino cinese, del flocio e la malattia inculabile di cui nessuno mi voleva all&#8217;epoca spiegare il significato, ma fino ad allora credevo che non fosse possibile che un uomo potesse stare insieme, nel senso di fidanzato, con un altro uomo; dopo la spiegazione che mi è stata data ho iniziato a capire e a fare i collegamenti, del tipo: allora la malattia incurabile del bambino cinese è l&#8217;aids&#8230;ma come si prende l&#8217;aids se gli omosessuali usano il sedere e non le siringhe e se i bambini non nascono dal sedere? Addirittura ero arrivata a chiedere se chi viene chiamato stronzo viene chiamato così perché nasce dal sedere. Va be&#8217;, non importa.<br />
Insomma, una grossissima confusione sulla testa e poi ci si mettevano anche i nonni a dire di stare attenta che l&#8217;AIDS si poteva prendere anche dai bicchieri (una balla colossale).<br />
Da allora ho iniziato a informarmi su cosa fosse l&#8217;AIDS, ho iniziato a fare domande alla mia professoressa di scienze e matematica della scuola media, prof così brava non la devo aver mai conosciuta in vita mia, ha iniziato a spiegarmi prima di tutto che non sempre i genitori dicono le cose giuste, che se dicono qualcosa di sbagliato lo fanno perché non sanno e non certo per raccontarmi una bugia apposta, e in più ha iniziato a spiegarmi cosa fossero e a cosa servissero i preservativi, e il test HIV.<br />
E così tutto ha iniziato ad avere una logica. Dell&#8217;AIDS non bisogna aver paura nel rapportarsi con le persone, neanche con il fidanzato, perché dall&#8217;AIDS se si vuole, ci si può difendere.<br />
E da qui, ha iniziato la mia battaglia, la mia volontà di informare anche gli altri come ero riuscita a informarmi io, però mi vergognavo perché comunque i miei chissà cosa pensavano, forse che io volessi abbassare la guardia su qualcosa, non so e non mi interessa; fatto sta che alle superiori ho iniziato a giocare con il televideo, a leggere informazioni sull&#8217;AIDS, e ad usarle per fare una rubrica tematica sull&#8217;argomento all&#8217;interno del giornalino scolastico perché avevo capito che era assolutamente necessario informare i ragazzi, soprattutto e questa rubrica ha avuto un discreto successo.<br />
Fino a che è arrivato Internet e da là l&#8217;attivismo è diventato molto più concreto, anche se ho dovuto più volte nascondermi dietro ad una falsa identità in quanto in molti siti sulla lotta all&#8217;AIDS, c&#8217;erano delle persone sieropositive che facevano comunella tra di loro e volevano tenersi la propria nicchia trattando con sospetto qualsiasi sieronegativo che tentasse di interagire con loro in modo umano al di là delle domande tecniche, ecco, anche là mi faceva una gran rabbia, è una cosa che ho visto anche tra i ciechi questa sorta di isolamento: pensare che essere nella stessa barca significa capirci di più e gli altri meglio che stiano fuori perché non capiscono e non possono capire. Una sorta di autodiscriminazione di comodo, non parliamo poi di tutti quelli che dicono, io cerco l&#8217;amore tra persone nella mia condizione perché gli altri rifiutano a priori: sì, proprio. Da là ho iniziato a capire qual era la mia strada: non sicuramente l&#8217;attivismo da buon samaritano isterico, ovvero la maschera del &#8220;ci sono se hai bisogno basta che chiedi&#8221;, o chi dà conforto a prescindere. Come non lo voglio io da cieca, il pietismo, non capisco perché lo dovrebbe accettare un sieropositivo; soprattutto ho avuto modo di informarmi dettagliatamente sulle terapie, su come funzionano, sulla qualità della vita di chi assume i farmaci e ho potuto imparare che ci sono dei grossi cambiamenti rispetto a 20 anni fa, e le infezioni aumentano proprio per la scarsa consapevolezza: è vero, con le terapie si è raggiunta un&#8217;aspettativa di vita pari a una persona sieronegativa, è altrettanto vero che una persona in terapia con carica virale azzerata ha una probabilità molto bassa, vicina allo 0, di trasmettere l&#8217;infezione altrove, ma la guardia va tenuta alta proprio perché questo pensiero, per la gente comune, vale a dire &#8220;l&#8217;AIDS non è più una malattia pericolosa quindi posso anche farlo sprotetto con chi mi pare&#8221; invece la gente deve capire che, paradossalmente, si è meno a rischio con una persona sieropositiva accertata ed in terapia la quale sa perfettamente come proteggersi e tener sotto controllo la propria e altrui salute, piuttosto che con un presunto, presumibile, &#8220;sano&#8221; che non s&#8217;è mai fatto un test HIV in vita sua: non è la prima volta che sento parlare di persone che scoprono di essere HIV+ tardi, quando la malattia è già molto avanzata, e quindi si ritrovano a mettere in discussione anche il loro eventuale matrimonio.<br />
Io adesso sto iniziando un&#8217;attività di volontariato presso l&#8217;organizzazione <a href="http://www.latendaonlus.org">La Tenda Onlus</a>, un&#8217;associazione della mia città e che si occupa di HIV e AIDS e il mio scopo sarà proprio questo: fare informazione, in reale o su internet, cercando anche di sfondare il muro dei tabù che sull&#8217;argomento c&#8217;è anche nel mondo della disabilità.<br />
Con me, da bambina, hanno indubbiamente sbagliato a indurmi le paure ma almeno in questo campo sono riuscita a superarle; perché come le ho superate io, non si possono mettere in gioco e superarle anche gli altri?</p>
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A che cosa serve aver paura di mostrare agli altri un proprio interesse, per paura che possano pensare o far chissà quali domande?
Non serve a un cazzo. A un emerito cazzo: gli altri pensino pure ciò che vogliono, io mi faccio la mia strada, la figura meschina la fanno solo loro.

L&#8217;interesse in questione, è l&#8217;attivismo nel settore HIV/AIDS e ho sempre esitato a parlarne tanto in giro, specie a chi mi conosce poco, perché in questi almeno 15 anni che ho quest&#8217;interesse, la gente che non mi conosce mi apostrofa con una domanda: Ma perché tra le tante cose di volontariato che si possono fare hai scelto proprio questa.
Sì. Come se attivarsi per informare le persone e dare una mano concreta (che non sia solo economica) su una situazione piuttosto che un&#8217;altra, significhi che quella situazione la si ha sulla pelle, propria o di una persona molto cara. Secondo questo ragionamento io, essendo cieca, dovrei essere attivista in prima linea all&#8217;unione ciechi, beh, non lo sono perché non me ne può fregare un cazzo de meno e ho i miei buoni, sacrosanti e (per me) indiscutibili motivi; fare le cose per forza o per dovere, o perché &#8220;è la situazione mia o del mio familiare perciò devo stare in associazione&#8221;, fa automaticamente cadere il concetto di volontariato ed è forse per questo motivo che nelle associazioni, temo di tutti i settori non solo dei ciechi, ci sia sempre quello che scalda la sedia o fa casino. Chi lo fa perché gli tocca o non ha altro da fare nella sua povera vita e io spesso questi personaggi, come persona che usufruisce dell&#8217;associazione (adesso parlo dei ciechi), li noto subito perché hanno un comportamento pressapochista da far spavento.
Comunque, ritorniamo all&#8217;HIV.
Perché tra le tante attività che avrei potuto scegliere, ho scelto quella?
Non c&#8217;è una risposta univoca, a questa domanda. Ce ne sono molteplici.
In primo luogo, la mia vera passione che non sarebbe l&#8217;informatica ma la medicina, precisamente virologia, con specializzazione in malattie tropicali.
Ovviamente la mia condizione di disabilità sensoriale non mi permette tale studio perché quella specifica materia non può prescindere dal microscopio. La passione mi è arrivata da bambina, dalla curiosità che mi si è sempre instaurata nei confronti dei virus a causa delle attenzioni talvolta morbose dei miei familiari ogni volta che andavo a giocare o mettevo le mani da qualche parte. Vedere che gli altri, soprattutto i maschi, mettevano le mani dappertutto in giardino, camminavano a 4 zampe, arrivavano a casa pieni di bozzi e sbucciature ovunque, ma non era mai morto o malato grave nessuno. E perché tra i tanti virus mi sono interessata proprio all&#8217;AIDS?
Per il semplice motivo che è stato il primo vero esempio di errore palese che i miei genitori hanno fatto nella mia educazione. A fine anni 80 c&#8217;era una psicosi immane, siringhe qua siringhe là, ma guarda caso, come detto sopra, chissà quante volte agli altri ragazzini capitava di incrociare una siringa giocando ma nessuno dei miei conoscenti di allora è mai risultato HIV positivo o addirittura morto per AIDS. Così ho fatto domande ai miei e non mi sapevano rispondere, ho fatto domande al mio maestro delle elementari il quale mi ha spiegato che l&#8217;AIDS si prende &#8220;con il sangue di una persona malata&#8221; e &#8220;facendo all&#8217;amore&#8221;, cosa che all&#8217;epoca io sapevo che far l&#8217;amore serviva a far nascere i bambini (evidentemente ero una delle poche che non era stata istruita con la cicogna o la foglia di cavolo) così credevo che davvero &#8220;l&#8217;aidiesse avrebbe fatto finire il mondo&#8221; però, ugualmente, non capivo: a scuola era pieno di bambini, c&#8217;erano anche mamme con la pancia, il che vuol dire che tutti facevano comunque l&#8217;amore al di là dell&#8217;AIDS, e allora chi ha ragione?
Poi a 11 anni grazie alla pubblicità Volkswagen con la canzone &#8220;i want it all&#8221; dei Queen, è arrivata la passione per Freddie Mercury e mi è stato spiegato che è morto di AIDS, e non ci riuscivo a capire più niente sul serio: cos&#8217;ha fatto Freddie, si è drogato o ha fatto l&#8217;amore? E con chi? Iniziano i primi, inconsapevoli e involontari, pregiudizi: adesso a pensarci da adulta mi vergogno molto perché anziché dispiacermi perché Freddie è morto e pensare che forse ha sofferto, ho iniziato a chiedermi che cos&#8217;avesse fatto di sbagliato. Come se l&#8217;AIDS non fosse una malattia, ma una punizione: alla domanda &#8220;ma Freddie aveva dei bambini&#8221; mi è stato risposto &#8220;non lo so&#8221;, perciò la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la droga, e nessuno mai mi spiegava &#8220;no non devi comportarti così perché l&#8217;AIDS è una malattia pericolosa ma sempre una malattia&#8221;. Nessuno mi aveva mai, a casa o a scuola, spiegato che una persona può stare male ma che le malattie di qualsiasi tipo compreso l&#8217;AIDS non sono una punizione. Anzi, sull&#8217;AIDS c&#8217;era quasi sempre paura a parlare. Quasi come se i miei punti di riferimento, insegnanti e familiari, mi volessero proteggere da qualcosa di troppo grande e troppo brutto, che comunque loro non sapevano spiegarmi ma che sarei arrivata a capire da sola con il tempo. O anche se non lo capivo, io dovevo evitare certe persone e stare sempre in guardia. Certo loro non mi dicevano di evitare nessuno, ma era questo il messaggio che percepivo.
Tornando a Freddie: inevitabilmente avevo associato la sua morte per AIDS alla droga, ma non riuscivo a capire perché: mi era stato spiegato che la droga è una cosa che fa diventare scemi perciò, nella mia mente di ragazzina, mi sembrava assolutamente impossibile che un cantante bravo come Freddie, potesse far uso di quella roba e allora i casi sono 3: o non è vero che la droga fa diventare scemi, o non è vero che l&#8217;AIDS si prende facendo i bambini, non è vero che di AIDS si muore solo se ci si droga: da qualche parte qualcuno, una balla, deve avermela raccontata dato che nessuno di coloro che ritenevo punti di riferimento aveva mai avuto contatti diretti con realtà di AIDS o di droga e quindi certe cose, come avrebbero potuto saperle?
Così ho iniziato a fare l&#8217;interrogatorio ai miei e li ho messi in crisi, fino a che mi hanno spiegato cosa significasse omosessualità. Fino ad allora sentivo dire &#8220;frocio&#8221; dai ragazzini che prendevano in giro gli altri maschi, poi la famosa barzelletta del bambino cinese, del flocio e la malattia inculabile di cui nessuno mi voleva all&#8217;epoca spiegare il significato, ma fino ad allora credevo che non fosse possibile che un uomo potesse stare insieme, nel senso di fidanzato, con un altro uomo; dopo la spiegazione che mi è stata data ho iniziato a capire e a fare i collegamenti, del tipo: allora la malattia incurabile del bambino cinese è l&#8217;aids&#8230;ma come si prende l&#8217;aids se gli omosessuali usano il sedere e non le siringhe e se i bambini non nascono dal sedere? Addirittura ero arrivata a chiedere se chi viene chiamato stronzo viene chiamato così perché nasce dal sedere. Va be&#8217;, non importa.
Insomma, una grossissima confusione sulla testa e poi ci si mettevano anche i nonni a dire di stare attenta che l&#8217;AIDS si poteva prendere anche dai bicchieri (una balla colossale).
Da allora ho iniziato a informarmi su cosa fosse l&#8217;AIDS, ho iniziato a fare domande alla mia professoressa di scienze e matematica della scuola media, prof così brava non la devo aver mai conosciuta in vita mia, ha iniziato a spiegarmi prima di tutto che non sempre i genitori dicono le cose giuste, che se dicono qualcosa di sbagliato lo fanno perché non sanno e non certo per raccontarmi una bugia apposta, e in più ha iniziato a spiegarmi cosa fossero e a cosa servissero i preservativi, e il test HIV.
E così tutto ha iniziato ad avere una logica. Dell&#8217;AIDS non bisogna aver paura nel rapportarsi con le persone, neanche con il fidanzato, perché dall&#8217;AIDS se si vuole, ci si può difendere.
E da qui, ha iniziato la mia battaglia, la mia volontà di informare anche gli altri come ero riuscita a informarmi io, però mi vergognavo perché comunque i miei chissà cosa pensavano, forse che io volessi abbassare la guardia su qualcosa, non so e non mi interessa; fatto sta che alle superiori ho iniziato a giocare con il televideo, a leggere informazioni sull&#8217;AIDS, e ad usarle per fare una rubrica tematica sull&#8217;argomento all&#8217;interno del giornalino scolastico perché avevo capito che era assolutamente necessario informare i ragazzi, soprattutto e questa rubrica ha avuto un discreto successo.
Fino a che è arrivato Internet e da là l&#8217;attivismo è diventato molto più concreto, anche se ho dovuto più volte nascondermi dietro ad una falsa identità in quanto in molti siti sulla lotta all&#8217;AIDS, c&#8217;erano delle persone sieropositive che facevano comunella tra di loro e volevano tenersi la propria nicchia trattando con sospetto qualsiasi sieronegativo che tentasse di interagire con loro in modo umano al di là delle domande tecniche, ecco, anche là mi faceva una gran rabbia, è una cosa che ho visto anche tra i ciechi questa sorta di isolamento: pensare che essere nella stessa barca significa capirci di più e gli altri meglio che stiano fuori perché non capiscono e non possono capire. Una sorta di autodiscriminazione di comodo, non parliamo poi di tutti quelli che dicono, io cerco l&#8217;amore tra persone nella mia condizione perché gli altri rifiutano a priori: sì, proprio. Da là ho iniziato a capire qual era la mia strada: non sicuramente l&#8217;attivismo da buon samaritano isterico, ovvero la maschera del &#8220;ci sono se hai bisogno basta che chiedi&#8221;, o chi dà conforto a prescindere. Come non lo voglio io da cieca, il pietismo, non capisco perché lo dovrebbe accettare un sieropositivo; soprattutto ho avuto modo di informarmi dettagliatamente sulle terapie, su come funzionano, sulla qualità della vita di chi assume i farmaci e ho potuto imparare che ci sono dei grossi cambiamenti rispetto a 20 anni fa, e le infezioni aumentano proprio per la scarsa consapevolezza: è vero, con le terapie si è raggiunta un&#8217;aspettativa di vita pari a una persona sieronegativa, è altrettanto vero che una persona in terapia con carica virale azzerata ha una probabilità molto bassa, vicina allo 0, di trasmettere l&#8217;infezione altrove, ma la guardia va tenuta alta proprio perché questo pensiero, per la gente comune, vale a dire &#8220;l&#8217;AIDS non è più una malattia pericolosa quindi posso anche farlo sprotetto con chi mi pare&#8221; invece la gente deve capire che, paradossalmente, si è meno a rischio con una persona sieropositiva accertata ed in terapia la quale sa perfettamente come proteggersi e tener sotto controllo la propria e altrui salute, piuttosto che con un presunto, presumibile, &#8220;sano&#8221; che non s&#8217;è mai fatto un test HIV in vita sua: non è la prima volta che sento parlare di persone che scoprono di essere HIV+ tardi, quando la malattia è già molto avanzata, e quindi si ritrovano a mettere in discussione anche il loro eventuale matrimonio.
Io adesso sto iniziando un&#8217;attività di volontariato presso l&#8217;organizzazione La Tenda Onlus, un&#8217;associazione della mia città e che si occupa di HIV e AIDS e il mio scopo sarà proprio questo: fare informazione, in reale o su internet, cercando anche di sfondare il muro dei tabù che sull&#8217;argomento c&#8217;è anche nel mondo della disabilità.
Con me, da bambina, hanno indubbiamente sbagliato a indurmi le paure ma almeno in questo campo sono riuscita a superarle; perché come le ho superate io, non si possono mettere in gioco e superarle anche gli altri?
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		<title>Tirare buca a un orbo</title>
		<link>http://www.ciecomatto.net/blog/2009/tirare-buca-a-un-orbo/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 16:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>talksina</dc:creator>
				<category><![CDATA[orbo pride]]></category>
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		<category><![CDATA[orbi]]></category>
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		<description><![CDATA[24 novembre. Anniversario della morte di Freddie Mercury. E già questo è un giorno sfigato di suo, ci manca solo che nel 2000 proprio quel giorno là ho fatto un incidente. Oggi 24 novembre 2009, due sfighe di fila. Dovevo &#8230; <a href="http://www.ciecomatto.net/blog/2009/tirare-buca-a-un-orbo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>24 novembre. Anniversario della morte di Freddie Mercury. E già questo è un giorno sfigato di suo, ci manca solo che nel 2000 proprio quel giorno là ho fatto un incidente.<br />
Oggi 24 novembre 2009, due sfighe di fila.<br />
<span id="more-566"></span><br />
Dovevo andare da una persona, per parlare del progetto sulla <a href="http://www.iadkillervirus.org">dipendenza da internet</a>, avevo appuntamento alle 18, sono le 17.04 in questo momento che sto scrivendo, mi è arrivato l&#8217;sms che mi diceva che lei era malata, circa alle 16:45.<br />
Roba che non mi pare il caso di chiedere a qualcuno di venirmi a prendere facendo fare i salti mortali a mezzo mondo; mi pago il taxi e me ne vado a casa.<br />
Domani, 25 novembre, avrei avuto un&#8217;altra riunione alle 17, ed è saltata. Perché tutti quelli che dovevano farla sono malati, naturalmente tutti tranne me.<br />
Anzi, ho un problema anch&#8217;io è vero e il 26 dovrò andare in ospedale a risolverlo, però fastidio + di tanto non mi dà e quindi non ho problemi e sono in forma.<br />
Adesso, io mi chiedo: ma le persone lo sanno, hanno idea di che cosa possa significare tirare buca a un orbo?<br />
Già un pacco di per sè è pesante, che sei orbo o no. Se tirato all&#8217;ultimo momento, è ancora più pesante.<br />
Se sei orbo, il pacco da pesante diventa insostenibile perché di mezzo c&#8217;è anche la logistica.<br />
Per quanto indipendenti si possa essere, noi orbi abbiamo sempre e comunque bisogno di qualcuno per la logistica. Qualora non ci sia la possibilità di muoversi con i mezzi pubblici, bisogna mettersi in testa di chiedere a qualcuno della famiglia di accompagnarci enon è sempre detto che i familiari possono correre per le nostre esigenze in qualsiasi momento.<br />
Questa è una cosa che le persone che vedono, e che fanno qualsiasi attività con uno di noi, devono capire. Non lo so quale vendetta migliore ci possa essere per chi tira pacchi a un orbo, forse ripagarli con lo stesso prezzo potrebbe essere utile? Staremo a vedere <img src='http://www.ciecomatto.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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Oggi 24 novembre 2009, due sfighe di fila.

Dovevo andare da una persona, per parlare del progetto sulla dipendenza da internet, avevo appuntamento alle 18, sono le 17.04 in questo momento che sto scrivendo, mi è arrivato l&#8217;sms che mi diceva che lei era malata, circa alle 16:45.
Roba che non mi pare il caso di chiedere a qualcuno di venirmi a prendere facendo fare i salti mortali a mezzo mondo; mi pago il taxi e me ne vado a casa.
Domani, 25 novembre, avrei avuto un&#8217;altra riunione alle 17, ed è saltata. Perché tutti quelli che dovevano farla sono malati, naturalmente tutti tranne me.
Anzi, ho un problema anch&#8217;io è vero e il 26 dovrò andare in ospedale a risolverlo, però fastidio + di tanto non mi dà e quindi non ho problemi e sono in forma.
Adesso, io mi chiedo: ma le persone lo sanno, hanno idea di che cosa possa significare tirare buca a un orbo?
Già un pacco di per sè è pesante, che sei orbo o no. Se tirato all&#8217;ultimo momento, è ancora più pesante.
Se sei orbo, il pacco da pesante diventa insostenibile perché di mezzo c&#8217;è anche la logistica.
Per quanto indipendenti si possa essere, noi orbi abbiamo sempre e comunque bisogno di qualcuno per la logistica. Qualora non ci sia la possibilità di muoversi con i mezzi pubblici, bisogna mettersi in testa di chiedere a qualcuno della famiglia di accompagnarci enon è sempre detto che i familiari possono correre per le nostre esigenze in qualsiasi momento.
Questa è una cosa che le persone che vedono, e che fanno qualsiasi attività con uno di noi, devono capire. Non lo so quale vendetta migliore ci possa essere per chi tira pacchi a un orbo, forse ripagarli con lo stesso prezzo potrebbe essere utile? Staremo a vedere  
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		<title>Ciechi: discriminazioni dalla tv alla realtà</title>
		<link>http://www.ciecomatto.net/blog/2009/ciechi-discriminazioni-dalla-tv-alla-realta/</link>
		<comments>http://www.ciecomatto.net/blog/2009/ciechi-discriminazioni-dalla-tv-alla-realta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 18:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>talksina</dc:creator>
				<category><![CDATA[orbo pride]]></category>
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		<category><![CDATA[ciechi]]></category>
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		<category><![CDATA[vita al buio]]></category>

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		<description><![CDATA[Non c&#8217;è niente da fare: quando si parla di ciechi, sembra sia impossibile non parlare di buio. Ma non è il buio quello che avverte, quando fa notte, chi ha gli occhi funzionanti (dire &#8220;vede&#8221; in certi casi è parola &#8230; <a href="http://www.ciecomatto.net/blog/2009/ciechi-discriminazioni-dalla-tv-alla-realta/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è niente da fare: quando si parla di ciechi, sembra sia impossibile non parlare di buio.<br />
Ma non è il buio quello che avverte, quando fa notte, chi ha gli occhi funzionanti (dire &#8220;vede&#8221; in certi casi è parola grossa). Non è il buio quello che c&#8217;è quando salta la corrente, e uno con tutti e 5 i sensi si trova a disagio perché per far le cose semplici gli tocca andare a palpo; anche se a molti fa paura, quel buio là è un fenomeno assolutamente naturale e che si ripete ogni giorno, e a cui l&#8217;uomo ha trovato rimedio con candele prima, elettricità poi. Una condizione a cui, per quanto disagio provochi, ci si abitua per forza di cose e la si gestisce al meglio quando succede ma ciononostante, ancora fa paura, e istintivamente le persone non riescono a considerarlo totalmente qualcosa di naturale.<br />
Quello che, invece, dovrebbe fare più paura, non è l&#8217;oscurità naturale, ma il buio dell&#8217;ignoranza; che invece, quello sì che viene considerato normale anzi, chi ne è avvolto nemmeno sa di essere ignorante, anzi, spesso e volentieri ritiene di essere pure nel giusto creando problemi a mezzo mondo.<br />
<span id="more-559"></span><br />
Fortunatamente non sono la protagonista io del buio, questa volta, ma è come se lo fossi: nel primo caso, non grave, si tratta del solito telefilm cazzata: una puntata di &#8220;Distretto di polizia&#8221;, un serial televisivo in onda su Canale5.<br />
Va bene, non è gran cosa un telefilm, ma ogni volta che in televisione si parla dei ciechi, scattano dei luoghi comuni assurdi, nei polizieschi poi non ne parliamo. Il cieco riesce sempre a incastrare l&#8217;assassino, tramite il suo (dell&#8217;assassino) odore.<br />
Una cosa da non credere! Nella puntata di domenica 8 novembre, in pratica, la donna cieca amica di quella cieca anche lei che è morta, ha sentito l&#8217;odore dell&#8217;alito dell&#8217;assassina e ha riconosciuto lo stesso odore in ospedale, &#8220;l&#8217;alito dei diabetici&#8221;. Che poi era la madre, cieca, del ragazzo vedente che aveva una relazione con la ragazza che è morta; relazione che la madre non approvava, perché non voleva far avere al figlio anche una compagna cieca; e ragazzo che sorride e perdona la madre&#8230; per fortuna che all&#8217;ultimo momento, domenica scorsa, ho deciso di non guardare Distretto di polizia se no mi sarebbe venuta la nausea.<br />
Naturalmente omicidio avvenuto in un istituto per ciechi, direttore che aveva avuto una relazione con una delle ospiti(l&#8217;assassina appunto), bigliettini scritti in Braille (ma i telefonini parlanti dove sono? Le mail?) Se mi è venuta l&#8217;orticaria a leggere solo il <a href="http://www.blogapuntate.it/post/7566/distretto-di-polizia-episodio-919-di-domenica-8-novembre">riassunto della puntata</a>, figurarsi.<br />
Il secondo caso invece è molto più grave ed è accaduto a una persona a cui tengo molto che, tra le altre cose, è pure la presidente dell&#8217;unione italiana ciechi della mia città. Lei ha la stessa mia malattia, che sull&#8217;<a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=80401&#038;sez=HOME_INITALIA">articolo di giornale che la riguarda</a> viene chiamata &#8220;retinite del prematuro&#8221;, io la ho sempre sentita chiamare &#8220;fibroplasia bilaterale&#8221; però chi se frega non mi son mai curata di questi paroloni e l&#8217;ho sempre chiamata orbaggine cronica.<br />
Fatto sta, che alla Lorenza è capitato, dopo 41 anni di orbaggine cronica, di dover di nuovo dimostrarsi come invalida totale dall&#8217;Inps, con i soliti controlli contro i falsi invalidi. Come se dopo 40 anni con una malattia del genere, ci volesse la burocrazia per confermarlo.<br />
Poi lasciamo perdere il pietismo del giornalista dell&#8217;articolo, ma tant&#8217;è che nel 2009 certe cose non dovrebbero più accadere! A me l&#8217;avevano fatto il controllo, diversi anni fa, e mi avevano infilato una lampadina accesa e quindi calda sulla palla dell&#8217;occhio. Ovviamente avevo sentito DOLORE, e il mezzo dottore dell&#8217;epoca mi disse &#8220;ma allora reagisce alla luce&#8221;. Certo, come no. Gli ho risposto che se voleva poteva provare a mettersi la stessa lampadina sulla punta del merlo e vedere se non cercava di tirarsi indietro; un medico dovrebbe sapere che la mucosa, con il calore, reagisce. Ho il nervo ottico morto, la retina morta, insomma son orba da sempre, ma ancora i recettori del dolore per fortuna ce li ho buoni. Anche sulle palle degli occhi.</p>
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Ma non è il buio quello che avverte, quando fa notte, chi ha gli occhi funzionanti (dire &#8220;vede&#8221; in certi casi è parola grossa). Non è il buio quello che c&#8217;è quando salta la corrente, e uno con tutti e 5 i sensi si trova a disagio perché per far le cose semplici gli tocca andare a palpo; anche se a molti fa paura, quel buio là è un fenomeno assolutamente naturale e che si ripete ogni giorno, e a cui l&#8217;uomo ha trovato rimedio con candele prima, elettricità poi. Una condizione a cui, per quanto disagio provochi, ci si abitua per forza di cose e la si gestisce al meglio quando succede ma ciononostante, ancora fa paura, e istintivamente le persone non riescono a considerarlo totalmente qualcosa di naturale.
Quello che, invece, dovrebbe fare più paura, non è l&#8217;oscurità naturale, ma il buio dell&#8217;ignoranza; che invece, quello sì che viene considerato normale anzi, chi ne è avvolto nemmeno sa di essere ignorante, anzi, spesso e volentieri ritiene di essere pure nel giusto creando problemi a mezzo mondo.

Fortunatamente non sono la protagonista io del buio, questa volta, ma è come se lo fossi: nel primo caso, non grave, si tratta del solito telefilm cazzata: una puntata di &#8220;Distretto di polizia&#8221;, un serial televisivo in onda su Canale5.
Va bene, non è gran cosa un telefilm, ma ogni volta che in televisione si parla dei ciechi, scattano dei luoghi comuni assurdi, nei polizieschi poi non ne parliamo. Il cieco riesce sempre a incastrare l&#8217;assassino, tramite il suo (dell&#8217;assassino) odore.
Una cosa da non credere! Nella puntata di domenica 8 novembre, in pratica, la donna cieca amica di quella cieca anche lei che è morta, ha sentito l&#8217;odore dell&#8217;alito dell&#8217;assassina e ha riconosciuto lo stesso odore in ospedale, &#8220;l&#8217;alito dei diabetici&#8221;. Che poi era la madre, cieca, del ragazzo vedente che aveva una relazione con la ragazza che è morta; relazione che la madre non approvava, perché non voleva far avere al figlio anche una compagna cieca; e ragazzo che sorride e perdona la madre&#8230; per fortuna che all&#8217;ultimo momento, domenica scorsa, ho deciso di non guardare Distretto di polizia se no mi sarebbe venuta la nausea.
Naturalmente omicidio avvenuto in un istituto per ciechi, direttore che aveva avuto una relazione con una delle ospiti(l&#8217;assassina appunto), bigliettini scritti in Braille (ma i telefonini parlanti dove sono? Le mail?) Se mi è venuta l&#8217;orticaria a leggere solo il riassunto della puntata, figurarsi.
Il secondo caso invece è molto più grave ed è accaduto a una persona a cui tengo molto che, tra le altre cose, è pure la presidente dell&#8217;unione italiana ciechi della mia città. Lei ha la stessa mia malattia, che sull&#8217;articolo di giornale che la riguarda viene chiamata &#8220;retinite del prematuro&#8221;, io la ho sempre sentita chiamare &#8220;fibroplasia bilaterale&#8221; però chi se frega non mi son mai curata di questi paroloni e l&#8217;ho sempre chiamata orbaggine cronica.
Fatto sta, che alla Lorenza è capitato, dopo 41 anni di orbaggine cronica, di dover di nuovo dimostrarsi come invalida totale dall&#8217;Inps, con i soliti controlli contro i falsi invalidi. Come se dopo 40 anni con una malattia del genere, ci volesse la burocrazia per confermarlo.
Poi lasciamo perdere il pietismo del giornalista dell&#8217;articolo, ma tant&#8217;è che nel 2009 certe cose non dovrebbero più accadere! A me l&#8217;avevano fatto il controllo, diversi anni fa, e mi avevano infilato una lampadina accesa e quindi calda sulla palla dell&#8217;occhio. Ovviamente avevo sentito DOLORE, e il mezzo dottore dell&#8217;epoca mi disse &#8220;ma allora reagisce alla luce&#8221;. Certo, come no. Gli ho risposto che se voleva poteva provare a mettersi la stessa lampadina sulla punta del merlo e vedere se non cercava di tirarsi indietro; un medico dovrebbe sapere che la mucosa, con il calore, reagisce. Ho il nervo ottico morto, la retina morta, insomma son orba da sempre, ma ancora i recettori del dolore per fortuna ce li ho buoni. Anche sulle palle degli occhi.
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		<title>Non li perdonerò mai</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 08:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>talksina</dc:creator>
				<category><![CDATA[personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo è il mio blog, quindi, non vedo il motivo di non esprimere i miei sentimenti personali anche quelli negativi. Ebbene, ci sono delle persone che non perdonerò mai perché, non mi interessa se lo hanno fatto volontariamente o meno, &#8230; <a href="http://www.ciecomatto.net/blog/2009/non-li-perdonero-mai/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è il mio blog, quindi, non vedo il motivo di non esprimere i miei sentimenti personali anche quelli negativi.<br />
Ebbene, ci sono delle persone che non perdonerò mai perché, non mi interessa se lo hanno fatto volontariamente o meno, ma mi hanno impedito di aiutare una mia amica che ora non c&#8217;è più. Non hanno mai capito che lei aveva pochissimo tempo, io da parte mia ho fatto tutto il possibile ma non riuscendo da sola, ho dovuto chiedere aiuto. Aiuto che, invece, non è mai arrivato da nessuno.<br />
<span id="more-556"></span><br />
Avevo chiesto a più persone che mi si aiutasse a trovare e imparare a usare il software Dragon Naturally speaking, quello che serve per interagire con il computer tramite la voce: io parlo, lui esegue.<br />
Il fatto è che, per i dolori alle mani, questa mia amica via via che passava il tempo, aveva sempre più difficoltà a interagire con la tastiera e, con l&#8217;andare dei giorni e delle settimane, mi accorgevo che faceva sempre più fatica a scrivere, con sempre più errori di battitura e testo disarticolato; praticamente, anche se erano contatti epistolari, mi rendevo conto della grave situazione, mi rendevo conto che una persona a cui volevo bene si stava spegnendo ma nonostante tutto cercava in ogni modo di trovare la forza lo stesso per farmi sentire che c&#8217;era e non aveva intenzione di arrendersi.<br />
E&#8217; chiaro, un programma per computer non avrebbe assolutamente cambiato il corso delle cose; la malattia grave era e grave restava. Il tempo per questa ragazza sarebbe stato poco comunque, però, quello che voglio che si capisca, è che c&#8217;è modo e modo di vivere il poco tempo che resta. Certo gli ultimi tempi era avanti indietro per gli ospedali però, quando era a casa, chiaramente era oggettivamente impossibilitata a uscire e avere degli hobby come tutte le sue coetanee, ed il computer era il suo unico passatempo. Perciò, sapendo che provava dei dolori fortissimi alle mani e sapendo che invece la voce era integra, perché non darle la possibilità di sfruttare la voce per poter interagire con il suo passatempo senza dover ogni volta che premeva un tasto provare dei dolori?<br />
Ecco. Grazie di cuore a tutte queste persone che, questa cosa, non l&#8217;hanno compresa. A tutti quelli sani, senza alcun tipo di malattia né disabilità, che già nel 2008 non hanno capito l&#8217;urgenza. Tutti quelli che corrono quando si tratta di inoltrare una catena di sant&#8217;antonio che parla di un bambino malato che è già guarito o morto da un pezzo, oppure peggio, di un bambino malato che non esiste. Tutti quelli che mandano l&#8217;sms da 2 euro destinati all&#8217;unione ciechi oppure alla lega anti vivisezione, tutti quelli che dicono che a natale hanno mandato soldi per i bambini del bangladesh, però quando una loro conoscente reale ha chiesto un aiuto, cioè io, hanno sempre detto &#8220;scusa, non ho tempo, scusa sono stato sempre impegnato con il lavoro, sai mi sta per nascere un figlio&#8221;. Certo se quest&#8217;aiuto fosse stato per me e basta avrei detto amen, non importa; ma era per una persona che aveva davvero poco tempo e a questi, nella loro mentalità di persone &#8220;che scoppiano di salute&#8221;, il concetto non è passato.<br />
Ora è tardi per chiedere scusa, ora io spero che queste persone si possano portare questo peso sulla coscienza, sempre se ne hanno una, il peso di non aver dato un piccolo contributo per permettere ad una persona di alleviare, anche se di poco, la sua sofferenza fisica.<br />
Augurare il male non serve a niente, istintivamente mi verrebbe da augurargli di tutto, ma non è così che si risolvono i problemi, non è la rabbia che fa passare il dolore per la perdita di una persona e per non averla abbastanza aiutata; semplicemente queste persone sappiano che io non le perdonerò mai, che non mi considererò mai più amica loro e non gli darò la mia fiducia manco a pagarla. Per loro non cambierà assolutamente nulla com&#8217;è giusto che sia, ma cambia per me, che sono più consapevole.</p>
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Ebbene, ci sono delle persone che non perdonerò mai perché, non mi interessa se lo hanno fatto volontariamente o meno, ma mi hanno impedito di aiutare una mia amica che ora non c&#8217;è più. Non hanno mai capito che lei aveva pochissimo tempo, io da parte mia ho fatto tutto il possibile ma non riuscendo da sola, ho dovuto chiedere aiuto. Aiuto che, invece, non è mai arrivato da nessuno.

Avevo chiesto a più persone che mi si aiutasse a trovare e imparare a usare il software Dragon Naturally speaking, quello che serve per interagire con il computer tramite la voce: io parlo, lui esegue.
Il fatto è che, per i dolori alle mani, questa mia amica via via che passava il tempo, aveva sempre più difficoltà a interagire con la tastiera e, con l&#8217;andare dei giorni e delle settimane, mi accorgevo che faceva sempre più fatica a scrivere, con sempre più errori di battitura e testo disarticolato; praticamente, anche se erano contatti epistolari, mi rendevo conto della grave situazione, mi rendevo conto che una persona a cui volevo bene si stava spegnendo ma nonostante tutto cercava in ogni modo di trovare la forza lo stesso per farmi sentire che c&#8217;era e non aveva intenzione di arrendersi.
E&#8217; chiaro, un programma per computer non avrebbe assolutamente cambiato il corso delle cose; la malattia grave era e grave restava. Il tempo per questa ragazza sarebbe stato poco comunque, però, quello che voglio che si capisca, è che c&#8217;è modo e modo di vivere il poco tempo che resta. Certo gli ultimi tempi era avanti indietro per gli ospedali però, quando era a casa, chiaramente era oggettivamente impossibilitata a uscire e avere degli hobby come tutte le sue coetanee, ed il computer era il suo unico passatempo. Perciò, sapendo che provava dei dolori fortissimi alle mani e sapendo che invece la voce era integra, perché non darle la possibilità di sfruttare la voce per poter interagire con il suo passatempo senza dover ogni volta che premeva un tasto provare dei dolori?
Ecco. Grazie di cuore a tutte queste persone che, questa cosa, non l&#8217;hanno compresa. A tutti quelli sani, senza alcun tipo di malattia né disabilità, che già nel 2008 non hanno capito l&#8217;urgenza. Tutti quelli che corrono quando si tratta di inoltrare una catena di sant&#8217;antonio che parla di un bambino malato che è già guarito o morto da un pezzo, oppure peggio, di un bambino malato che non esiste. Tutti quelli che mandano l&#8217;sms da 2 euro destinati all&#8217;unione ciechi oppure alla lega anti vivisezione, tutti quelli che dicono che a natale hanno mandato soldi per i bambini del bangladesh, però quando una loro conoscente reale ha chiesto un aiuto, cioè io, hanno sempre detto &#8220;scusa, non ho tempo, scusa sono stato sempre impegnato con il lavoro, sai mi sta per nascere un figlio&#8221;. Certo se quest&#8217;aiuto fosse stato per me e basta avrei detto amen, non importa; ma era per una persona che aveva davvero poco tempo e a questi, nella loro mentalità di persone &#8220;che scoppiano di salute&#8221;, il concetto non è passato.
Ora è tardi per chiedere scusa, ora io spero che queste persone si possano portare questo peso sulla coscienza, sempre se ne hanno una, il peso di non aver dato un piccolo contributo per permettere ad una persona di alleviare, anche se di poco, la sua sofferenza fisica.
Augurare il male non serve a niente, istintivamente mi verrebbe da augurargli di tutto, ma non è così che si risolvono i problemi, non è la rabbia che fa passare il dolore per la perdita di una persona e per non averla abbastanza aiutata; semplicemente queste persone sappiano che io non le perdonerò mai, che non mi considererò mai più amica loro e non gli darò la mia fiducia manco a pagarla. Per loro non cambierà assolutamente nulla com&#8217;è giusto che sia, ma cambia per me, che sono più consapevole.
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		<title>Chiedendo rispetto, chiedo troppo?</title>
		<link>http://www.ciecomatto.net/blog/2009/chiedendo-rispetto-chiedo-troppo/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 10:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>talksina</dc:creator>
				<category><![CDATA[personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana di ottobre è iniziata nel peggiore dei modi. A parte il freddo, che quello oramai ci s&#8217;è abituati, ma lunedì è morta una mia carissima amica di 26 anni, a causa di una patologia degenerativa e incurabile, che &#8230; <a href="http://www.ciecomatto.net/blog/2009/chiedendo-rispetto-chiedo-troppo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana di ottobre è iniziata nel peggiore dei modi.<br />
A parte il freddo, che quello oramai ci s&#8217;è abituati, ma lunedì è morta una mia carissima amica di 26 anni, a causa di una patologia degenerativa e incurabile, che se l&#8217;è praticamente mangiata tutta nel giro di pochi anni.<br />
<span id="more-554"></span><br />
L&#8217;esperienza dolorosa della morte di un&#8217;amica l&#8217;avevo già vissuta quando avevo 12 anni, nel 1992, lei a 16 anni è stata portata via da un cancro alle ossa e quest&#8217;esperienza ha segnato la mia vita perché per anni ho inalzato un meccanismo di difesa, falsa difesa, nel senso che evitavo di affezionarmi alle persone perché pensavo che l&#8217;affetto portasse solo sofferenza. Nulla di più sbagliato, ho perso 4 anni della mia vita per niente, per fortuna ho incontrato persone più cocciute di me, che mi hanno dimostrato ampiamente che le emozioni e l&#8217;affetto sono cose da difendere, non da cui difendersi e adesso sono contenta di essermi aperta all&#8217;affetto, all&#8217;amicizia, e all&#8217;amore degli altri.<br />
Ho capito che la morte fa parte della vita, ho imparato a razionalizzare, ho capito che in tutti e 2 i casi specifici delle amiche che ho perso prematuramente, la loro non era assolutamente più vita. Tutt&#8217;e due se ne sono andate patendo le pene dell&#8217;inferno, e che per quanto loro abbiano combattuto fino alla fine, era arrivato un momento in cui la guerra non era assolutamente più ad armi pari ed era tutto a loro svantaggio.<br />
Io so che questa ragazza appena morta, ora mi manca davvero molto; so che non riceverò più le sue mail, i suoi quiz su facebook, non mi dirà più &#8220;ma guarda dove vai&#8221;, non mi darà più i cazziatoni né mi spronerà quando ho le mie cosiddette crisi da disabile dalla nascita o quelle rare volte che ho incomprensioni col mio ragazzo. Ma so alla perfezione che, se avesse continuato a vivere, non sarebbe mai più stata quella di prima, la malattia l&#8217;avrebbe completamente distrutta comunque.<br />
Io quello che chiedo adesso, da tutti, è di essere rispettata, in questa fase. Chiedo che la si smetta di dirmi &#8220;stai tranquilla che la tua amica è in cielo&#8221;, &#8220;lei dal cielo ti osserva, lei è un angelo&#8221; e quant&#8217;altro. Non c&#8217;è consolazione, di fronte a un dolore così grande, specie quando come in questo caso la persona se non fosse stato per la malattia, avrebbe avuto tutta la vita davanti, e ancora ha continuato a credere nella vita fino all&#8217;ultimo. L&#8217;unica cosa che può permettere di farsene una ragione, è che ha smesso di patire, almeno. Ma la ragione si accompagna anche alla rabbia, perché cazzo una persona che non ha fatto male a una mosca ha patito le pene d&#8217;inferno, mentre i pedofili e gli stupratori sono sì in carcere ma in una cella per conto suo e con la televisione.</p>
<p>Perciò dico io i vostri paradisi e i vostri angioletti, teneteveli se vi fanno piacere, io l&#8217;unica cosa che posso sperare, concretamente, è che la ricerca scientifica vada avanti e che si possa un domani arrivare a curare queste cazzo di malattie, anche se so benissimo che sono proprio quelli del vaticano, e che difendono gli angioletti e i paradisi, che la ricerca scientifica la mettono sempre in difficoltà; forse non si ricordano che se proprio dovesse esistere un paradiso lo si vede solo dopo morti, ma lo scopo per cui dobbiamo vivere è quello di progredire qui, non di raggiungere di là, e che cazzo.</p>
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A parte il freddo, che quello oramai ci s&#8217;è abituati, ma lunedì è morta una mia carissima amica di 26 anni, a causa di una patologia degenerativa e incurabile, che se l&#8217;è praticamente mangiata tutta nel giro di pochi anni.

L&#8217;esperienza dolorosa della morte di un&#8217;amica l&#8217;avevo già vissuta quando avevo 12 anni, nel 1992, lei a 16 anni è stata portata via da un cancro alle ossa e quest&#8217;esperienza ha segnato la mia vita perché per anni ho inalzato un meccanismo di difesa, falsa difesa, nel senso che evitavo di affezionarmi alle persone perché pensavo che l&#8217;affetto portasse solo sofferenza. Nulla di più sbagliato, ho perso 4 anni della mia vita per niente, per fortuna ho incontrato persone più cocciute di me, che mi hanno dimostrato ampiamente che le emozioni e l&#8217;affetto sono cose da difendere, non da cui difendersi e adesso sono contenta di essermi aperta all&#8217;affetto, all&#8217;amicizia, e all&#8217;amore degli altri.
Ho capito che la morte fa parte della vita, ho imparato a razionalizzare, ho capito che in tutti e 2 i casi specifici delle amiche che ho perso prematuramente, la loro non era assolutamente più vita. Tutt&#8217;e due se ne sono andate patendo le pene dell&#8217;inferno, e che per quanto loro abbiano combattuto fino alla fine, era arrivato un momento in cui la guerra non era assolutamente più ad armi pari ed era tutto a loro svantaggio.
Io so che questa ragazza appena morta, ora mi manca davvero molto; so che non riceverò più le sue mail, i suoi quiz su facebook, non mi dirà più &#8220;ma guarda dove vai&#8221;, non mi darà più i cazziatoni né mi spronerà quando ho le mie cosiddette crisi da disabile dalla nascita o quelle rare volte che ho incomprensioni col mio ragazzo. Ma so alla perfezione che, se avesse continuato a vivere, non sarebbe mai più stata quella di prima, la malattia l&#8217;avrebbe completamente distrutta comunque.
Io quello che chiedo adesso, da tutti, è di essere rispettata, in questa fase. Chiedo che la si smetta di dirmi &#8220;stai tranquilla che la tua amica è in cielo&#8221;, &#8220;lei dal cielo ti osserva, lei è un angelo&#8221; e quant&#8217;altro. Non c&#8217;è consolazione, di fronte a un dolore così grande, specie quando come in questo caso la persona se non fosse stato per la malattia, avrebbe avuto tutta la vita davanti, e ancora ha continuato a credere nella vita fino all&#8217;ultimo. L&#8217;unica cosa che può permettere di farsene una ragione, è che ha smesso di patire, almeno. Ma la ragione si accompagna anche alla rabbia, perché cazzo una persona che non ha fatto male a una mosca ha patito le pene d&#8217;inferno, mentre i pedofili e gli stupratori sono sì in carcere ma in una cella per conto suo e con la televisione.
Perciò dico io i vostri paradisi e i vostri angioletti, teneteveli se vi fanno piacere, io l&#8217;unica cosa che posso sperare, concretamente, è che la ricerca scientifica vada avanti e che si possa un domani arrivare a curare queste cazzo di malattie, anche se so benissimo che sono proprio quelli del vaticano, e che difendono gli angioletti e i paradisi, che la ricerca scientifica la mettono sempre in difficoltà; forse non si ricordano che se proprio dovesse esistere un paradiso lo si vede solo dopo morti, ma lo scopo per cui dobbiamo vivere è quello di progredire qui, non di raggiungere di là, e che cazzo.
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		<title>caro amico mio culattone aspettami</title>
		<link>http://www.ciecomatto.net/blog/2009/caro-amico-mio-culattone-aspettami/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 14:53:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>talksina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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		<category><![CDATA[canzoni anni 80]]></category>
		<category><![CDATA[caro amico mio culattone aspettami]]></category>
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		<category><![CDATA[pareidolia]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo dico alla persona che mi deve aspettare domani sera: non tiro pacco è solo che devo prendere il taxi&#8230; No, niente di tutto questo. Non sto dicendo a qualche culattone di aspettarmi Semplicemente giorni fa mi è venuto per &#8230; <a href="http://www.ciecomatto.net/blog/2009/caro-amico-mio-culattone-aspettami/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo dico alla persona che mi deve aspettare domani sera: non tiro pacco è solo che devo prendere il taxi&#8230;<br />
No, niente di tutto questo. Non sto dicendo a qualche culattone di aspettarmi<br />
<span id="more-552"></span><br />
Semplicemente giorni fa mi è venuto per le mani un articolo secondo cui, una famosa canzone  fine anni 70 di Lipps Inc, Funky Town, direbbe la frase &#8220;caro amico mio culattone aspettami&#8221;.<br />
Questo è <a href="http://www.youtube.com/watch?v=pG-JmvJshto">l&#8217;estratto del brano incriminato</a>: le parole reali in realtà sono &#8220;gotta make a move to a town that&#8217;s right for me&#8221;: devo trasferirmi in una città che sia giusta per me.<br />
Praticamente è una pareidolia. Un&#8217;illusione audio, anzi, diciamolo meglio: diciamo che, per quanto l&#8217;assonanza possa essere leggermente similare, ci vuole che proprio uno non sappia l&#8217;inglese e che abbia sempre pensieri maliziosi!<br />
Anche Fabio Concato allora, a questo punto, parla del virus dell&#8217;aids nella canzone che dedica a sua figlia: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=B82I66SJJNc">fiore di maggio</a><br />
&#8220;e ci hai visti su dal cielo&#8221;, dice il ritornello, con una lunga pausa musicale prima dell&#8217;e, e una i abbastanza allungata sulla v di visti. &#8220;eiciaivì&#8221; o &#8220;eciaivì&#8221; è la fonetica di &#8220;HIV&#8221; nell&#8217;alfabeto inglese come noi diciamo accaivvù. In effetti non vuol dire assolutamente niente, è come l&#8217;effetto &#8220;il figlio di pu, il figlio di pu, il figlio di pulcinella&#8221; con la differenza che Fabio Concato, quest&#8217;effetto, non lo ha voluto di sicuro e altrettanto di sicuro non verrebbe in mente a nessuno; a me ha colpito perché all&#8217;epoca che lo ho sentito, stavo facendo una ricerca proprio sull&#8217;aids per il giornalino delle scuole superiori con la radio di sottofondo, e in quel preciso momento stavo girando canale era una radio di quelle vecchie a rotellina, perciò, tra i vari rumori del segnale che cambia, è stato inevitabile sentire &#8220;eiciaivì&#8221; e fermarmi al volo per poi farmi una risata e chiedermi che canzone fosse.<br />
Comunque, ce ne sono di vario tipo di queste allusioni sonore spero di avere il tempo e modo di fare una ricerca di tutti i messaggi subliminali della musica e piazzarli su audiomontaggi.net</p>
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No, niente di tutto questo. Non sto dicendo a qualche culattone di aspettarmi

Semplicemente giorni fa mi è venuto per le mani un articolo secondo cui, una famosa canzone  fine anni 70 di Lipps Inc, Funky Town, direbbe la frase &#8220;caro amico mio culattone aspettami&#8221;.
Questo è l&#8217;estratto del brano incriminato: le parole reali in realtà sono &#8220;gotta make a move to a town that&#8217;s right for me&#8221;: devo trasferirmi in una città che sia giusta per me.
Praticamente è una pareidolia. Un&#8217;illusione audio, anzi, diciamolo meglio: diciamo che, per quanto l&#8217;assonanza possa essere leggermente similare, ci vuole che proprio uno non sappia l&#8217;inglese e che abbia sempre pensieri maliziosi!
Anche Fabio Concato allora, a questo punto, parla del virus dell&#8217;aids nella canzone che dedica a sua figlia: fiore di maggio
&#8220;e ci hai visti su dal cielo&#8221;, dice il ritornello, con una lunga pausa musicale prima dell&#8217;e, e una i abbastanza allungata sulla v di visti. &#8220;eiciaivì&#8221; o &#8220;eciaivì&#8221; è la fonetica di &#8220;HIV&#8221; nell&#8217;alfabeto inglese come noi diciamo accaivvù. In effetti non vuol dire assolutamente niente, è come l&#8217;effetto &#8220;il figlio di pu, il figlio di pu, il figlio di pulcinella&#8221; con la differenza che Fabio Concato, quest&#8217;effetto, non lo ha voluto di sicuro e altrettanto di sicuro non verrebbe in mente a nessuno; a me ha colpito perché all&#8217;epoca che lo ho sentito, stavo facendo una ricerca proprio sull&#8217;aids per il giornalino delle scuole superiori con la radio di sottofondo, e in quel preciso momento stavo girando canale era una radio di quelle vecchie a rotellina, perciò, tra i vari rumori del segnale che cambia, è stato inevitabile sentire &#8220;eiciaivì&#8221; e fermarmi al volo per poi farmi una risata e chiedermi che canzone fosse.
Comunque, ce ne sono di vario tipo di queste allusioni sonore spero di avere il tempo e modo di fare una ricerca di tutti i messaggi subliminali della musica e piazzarli su audiomontaggi.net
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