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	<title>A come Adamo</title>
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	<description>un genio qualunque</description>
	<pubDate>Sat, 13 Apr 2019 17:35:59 +0000</pubDate>
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		<title>Dove volete andare?</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Apr 2019 17:32:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mirko aveva scritto che stava arrivando, per cui alcuni erano già in macchina. Roberto fumava una sigaretta seduto al volante, con la portiera aperta e un piede a terra. Samuel era in piedi accanto a lui, la mano appoggiata al finestrino e gli occhi rivolti verso la fila delle macchine al casello. &#8220;Gli ho detto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mirko aveva scritto che stava arrivando, per cui alcuni erano già in macchina. Roberto fumava una sigaretta seduto al volante, con la portiera aperta e un piede a terra. Samuel era in piedi accanto a lui, la mano appoggiata al finestrino e gli occhi rivolti verso la fila delle macchine al casello. &#8220;Gli ho detto che siamo due macchine, dice che arriva&#8221;. Roberto fece un cenno di assenso. &#8220;Hai visto Raffaele chi ha portato? Stavolta ne ha trovato uno che non è un cesso&#8221;. Samuel si voltò meccanicamente verso la macchina di Raffaele ma cambiò discorso. &#8220;Secondo me Mirko è tornato con Fabio. Vedrai che arrivano insieme&#8221;.</p>
<p>Raffaele li teneva d&#8217;occhio dallo specchietto retrovisore dell&#8217;altra macchina. &#8220;Mirko fa sempre tardi&#8221; diceva ai suoi ospiti, &#8220;sabato scorso abbiamo aspettato tipo venti minuti&#8221;. Alberto distolse gli occhi dal telefono per mostrare interesse. &#8220;Non fa niente, non è tardissimo&#8221;. Gianluca si appoggiò al ginocchio e fece una torsione per voltarsi indietro verso l&#8217;altra macchina, e vide Roberto che fumava e parlava con Samuel. &#8220;Samuel e Roberto stanno ancora insieme? Saranno tre mesi che fanno tira e molla&#8221;.  Alberto li aveva conosciuti cinque minuti prima, e non gli interessavano, e Raffaele non battè ciglio. &#8220;Saranno tre mesi, se non quattro&#8221;, Gianluca insisteva, &#8220;ce l&#8217;ho sull&#8217;app tutti e due, e c&#8217;è scritto relazione aperta&#8221;. Raffaele dovette rispondere qualcosa, tentò con &#8220;se a loro sta bene&#8230;&#8221;</p>
<p>Roberto aveva buttato il mozzicone. &#8220;Sali, ci spostiamo&#8221;. Samuel fece il giro da dietro, poi tornò al suo posto in auto. &#8220;Dice che arriva, boh.&#8221; Roberto mise in moto per affiancarsi a Raffaele. Samuel abbassò il finestrino per poter parlare: &#8220;sta arrivando, dice che è già in coda al casello&#8221;. Raffaele non ne poteva più e cercò di quagliare: &#8220;andiamo al Blitzy ol Q-Men, che avete deciso poi?&#8221;. Alberto non poteva sopportare il Q-Men, ma era la prima sera che usciva con loro, non se la sentiva di parlare. Se l&#8217;avesse detto, sarebbero forse andati tutti al Blitzy, ma di malavoglia, se non l&#8217;avesse detto avrebbe corso il rischio di essere l&#8217;unico ad andare al Q-Men, ma controvoglia, però si fece uscire lo stesso un &#8220;ah è carino il Q-Men, ci sono già stato sabato scorso&#8221;. Gianluca si voltò dalla sua parte con aria sorpresa. &#8220;Ma non mi avevi detto che non ti era piaciuto?&#8221;. Ecco, aveva abboccato. &#8220;Sì sì, non è un granché comunque non importa possiamo anche andarci per me&#8221;. Gianluca si sentì in dovere di prendere in mano la situazione e si sporse in avanti, in modo che anche Samuel dall&#8217;altra macchina lo potesse vedere facilmente. &#8220;Andiamo al Blitzy?&#8221;</p>
<p>Mirko era appena arrivato, e aveva portato due amici. Quello seduto avanti sembra avesse il doppio dei suoi anni, quello seduto dietro il doppio della sua taglia. Dovettero scendere dalle macchine per le presentazioni, ma in realtà Gianluca conosceva già quello grosso, e Roberto quello più vecchio. Samuel se ne accorse e squadrò il tizio con sdegno. Era vecchio, almeno 40 anni, forse 42!, e ancora andava a ballare. Decise che non gli piaceva.<br />
A Raffaele invece piacevano quelli grossi, e aveva cominciato a sorridere al nuovo arrivato di cui si era però già scordato il nome.  Mirko si ritrovò a parlare con Alberto. Decise subito che gli piaceva. &#8220;Conosco un posto nuovo, si chiama Q-Men, è a 10 minuti da qui, che dite?&#8221; disse ad alta voce.</p>
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		<title>Scusami un secondo</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 13:31:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era Peppe, c&#8217;era Mimmo, c&#8217;era Antonio, c&#8217;era pure Michele, c&#8217;erano tutti. D&#8217;altra parte era un momento importante, perché Massimo adesso era il sindaco, ed era stato appena eletto, e voleva offrire una pizza a tutti i suoi vecchi amici. Massimo era sempre stato bello senza sforzo, i vestiti gli andavano perfettamente come ai manichini, e aveva un buon odore pure senza usare il profumo. La gente era normale che lo votasse, perché sui manifesti aveva pure un bel sorriso. Certo, potevi non essere d&#8217;accordo con le sue idee, ma a un sacco di gente le idee non interessavano. Dicevano che era un bel sindaco.</p>
<p>E Massimo era un bel sindaco e sedeva a capotavola. Peppe era venuto con la seconda moglie. Dalla prima non aveva avuto figli, si erano separati dopo pochi anni. Questa qui era incinta, e i due si erano sposati nemmeno due mesi prima. Peppe aveva ordinato la pizza col salamino piccante e si lamentava che fosse troppo piccante. Diceva che gli avrebbe dato l&#8217;acidità di stomaco. La moglie disse &#8220;non mangiarla&#8221;.</p>
<p>Mimmo stava parlando con Antonio. &#8220;Non ho capito allora adesso dove lavori, a Verona hai detto?&#8221; &#8220;No quale Verona, sono ad Ancona&#8221; &#8220;Ah Ancona, e perché voti ancora qui?&#8221; &#8220;Perché ho la residenza qui, mi conviene&#8221;. Mimmo morse la margherita. &#8220;Ah. Ma poi ti trasferisci qui o rimani ad Ancona?&#8221; Antonio ci pensò un secondo. &#8220;No, rimango lì, ci sto bene. Poi la mia ragazza è di Ancona&#8221;. Questo chiudeva la questione per cui Mimmo cambiò discorso. &#8220;Hai visto la Juve?&#8221;</p>
<p>Michele era seduto accanto al sindaco. Era sempre stato il suo migliore amico. A scuola sedevano insieme, copiavano i compiti, si passavano la palla a basket, puntavano le stesse ragazze e giocavano agli stessi videogiochi. Michele era stato un bel ragazzo, ma era diventato un uomo stanco. Aveva sempre una piega ai lati delle labbra che lo facevano sembrare triste pure se non lo era, e si vestiva in modo anonimo. La gente si scordava di lui e non gli dava retta. Così lui era abituato ad ascoltare, più che a parlare, e sapeva più cose degli altri mentre gli altri non sapevano niente di lui.</p>
<p>Massimo, il sindaco, gli stava dicendo che sua figlia aveva già cinque anni, e che andava in prima. Stava andando avanti da alcuni minuti. &#8220;E&#8217; brava, allora&#8221; &#8220;Sì sì, non perché sono suo padre, figurati, non sono uno di quei genitori lì. E chi ha tempo di farle vedere i compiti, li fa da sola. Meno male!&#8221; &#8220;Sì meno male. Devi lavorare un sacco.&#8221; &#8220;Sì guarda nessuno si immagina quanto tempo passi al telefono, e a parlare con la gente. Scommetti che entro 5 minuti mi arriva qualche messaggio?&#8221; Michele meccanicamente buttò l&#8217;occhio al suo smartphone e gli venne da chiedere: &#8220;ti ricordi quando ti chiamavo sul telefono di casa?&#8221; Massimo tagliò la sua bianca e poi prese un pezzo con le mani, senza rispondere. &#8220;Ti chiamavo praticamente ogni giorno. Sembra un secolo fa&#8221;. Il cameriere venne a portare una nuova birra, e il sindaco gli fece un cenno. Voleva ringraziare il proprietario per non so cosa.</p>
<p>Michele si girò a destra, sua moglie chiacchierava con la moglie di Antonio, il quale discuteva della Champions. La moglie del sindaco era al bagno. Peppe era uscito a fumare. Il sindaco gli rivolse nuovamente la parola: &#8220;dicevamo?&#8221;.  Michele rispose di malavoglia. &#8220;No, sono stati gli anni più belli quelli di scuola per me.&#8221; Poi fece una piccola pausa, come se non volesse veramente proseguire. Ma il sindaco non rispondeva. &#8220;Per te invece?&#8221; Massimo sorrise. &#8220;Sinceramente nemmeno me li ricordo più ormai. Gli anni più belli sono adesso.&#8221; Poi gli squillo il telefono. &#8220;Scusami un secondo&#8221;.</p>
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		<title>Capitolo 10</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2019 18:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[C&#8217;era stato un incidente qualche minuto prima. Una moto era a terra, un uomo era a terra trenta metri più in là, una poliziotta discuteva con un poliziotto e la sirena dell&#8217;ambulanza suonava sempre più forte. Giorgio si affacciò alla finestra, sopra di lui il vicino si era già affacciato. C&#8217;erano due vecchi con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era stato un incidente qualche minuto prima. Una moto era a terra, un uomo era a terra trenta metri più in là, una poliziotta discuteva con un poliziotto e la sirena dell&#8217;ambulanza suonava sempre più forte. Giorgio si affacciò alla finestra, sopra di lui il vicino si era già affacciato. C&#8217;erano due vecchi con le braccia incrociate dietro la schiena sul luogo del sinistro, uno faceva con la testa come per dire: questo è morto, l&#8217;altro come per dire: no non è morto.</p>
<p>L&#8217;ambulanza si aprì e tirarono fuori la barella, il primo operatore era in varie tonalità di arancione e trasportava uno zaino zeppo di cose; la sua collega aveva un mix di verde e arancione e si dedicò alla testa del povero Cristo. La poliziotta fece un gesto verso i vecchi, poi piazzò un cono per strada. Arrivò una seconda auto e una seconda coppia di poliziotti. Ben presto la circolazione rallentò, le macchine ora dovevano andare su una sola corsia. Uno dei due vecchi lasciò sfilare le braccia lungo i fianchi per un paio di secondi, poi le riportò dietro la schiena e indietreggiò sul marciapiede. Si erano aggiunti alcuni passanti, un ragazza con la coda di cavallo prese a fare un video con lo smartphone.</p>
<p>Il volontario in arancione copriva la visuale di Giorgio. Da quel lato non si poteva capire se il tizio fosse vivo o morto, ma dato che i volontari lavoravano e i vecchi non se ne andavano si poteva dedurre che fosse ancora vivo. Il vicino al piano di sopra buttò un mozzicone per strada. La seconda pattuglia era andata a monte della strada per bloccare la circolazione e deviare le macchine. Si sentiva il suono della radio che dava istruzioni alla poliziotta. Un cagnolino si mise a fare i bisogni accanto alla moto a terra, la sua proprietaria lo strattonò e il cagnolino si offese.</p>
<p>Siccome l&#8217;aria era calda, si stava bene affacciati alla finestra. Giorgio sentì il whatsapp avvisare di un messaggio, diede un occhio ed era un collega. Decise di non rispondere subito. Il tipo era a terra ma aveva ancora tutte e due le scarpe, segno che non era morto. La folla era diventata ora molto numerosa, c&#8217;erano almeno tre smartphone intenti a fare i video. Vide la volontaria in verde e arancio rientrare in ambulanza ed uscirne con qualche altro strumento, mentre il tipo in arancione, che stava in posizione di squat da mezz&#8217;ora si alzò in piedi perché era scomodo, poi si rimise all&#8217;opera.  La poliziotta disse alla gente di andare via. Lo disse gentilmente, ma con fermezza. La gente andò via come un&#8217;onda sismica, nel senso che indietreggiò a raggiera, ma rimase sempre lì sostanzialmente.</p>
<p>Nel frattempo Sandro era rientrato. &#8220;Hai visto che casino? un tizio si è schiantato, c&#8217;è la polizia.&#8221; Poi notò che Giorgio era alla finestra. &#8220;Ah, sai se è morto?&#8221; - &#8220;No, è vivo&#8221;. &#8220;Ah, beh meglio. Che culo. Vado a fare la doccia&#8221;. Giorgio si girò per accompagnarlo con lo sguardo, poi ritornò a vedere la scena dell&#8217;incidente. Sentì scrosciare l&#8217;acqua della doccia. Il tizio era vivo ancora, ma la gente tornava verso l&#8217;epicentro. Fu allora che decise di rispondere al collega. Chiuse la finestra e mise l&#8217;acqua sul fuoco, poi notò le scarpe di Sandro lì dove le aveva lasciate, nel corridoio, e decise di rimetterle a posto.</p>
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		<title>Capitolo 9</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2019 16:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[A quell&#8217;ora al bar c&#8217;era sempre molta gente, in gran parte signore di mezza età, sarte, che lavoravano nella fabbrica a due passi, e che si facevano due chiacchiere tra amiche. Il bar era di strada per il suo ufficio e Sandro ci andava spesso la mattina. C&#8217;erano tre baristi, a rotazione, quel giorno il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A quell&#8217;ora al bar c&#8217;era sempre molta gente, in gran parte signore di mezza età, sarte, che lavoravano nella fabbrica a due passi, e che si facevano due chiacchiere tra amiche. Il bar era di strada per il suo ufficio e Sandro ci andava spesso la mattina. C&#8217;erano tre baristi, a rotazione, quel giorno il ragazzo con gli occhi all&#8217;ingiù. Sandro salutava sempre con un cenno e poi si piazzava con un gomito sul banco e incrociava le gambe per guardare i tavolini. Le sarte non badavano mai a lui. In fondo alla sala c&#8217;era un tavolino davanti alla vetrinetta, con un tizio allo smartphone. Sandro ordinò un caffé lungo e un cornetto con crema, cosa che comunque il barista con gli occhi all&#8217;ingiù gia sapeva.</p>
<p>Il barista mormorò che cominciava a far freddo e Sandro annuì tre volte con convinzione, addentando il cornetto. Il barista aveva finito gli argomenti e tirò fuori i bicchieri appena puliti. Si erano fatte le 8 meno un quarto. Entrò una ragazza bassina, vestita bene, con le scarpe lucidissime, gli occhiali, la bocca socchiusa, come se non respirasse bene. &#8220;Sandro! non ci vediamo da una vita!&#8221;. Lo salutò prima di ordinare. &#8220;Che piacere!&#8221;</p>
<p>Sandro se la ricordava bene perché si erano frequentati per un paio di mesi un cinque o sei anni prima, ma tra loro non aveva funzionato. Non si ricordava perché non avesse funzionato, sembrava una vita fa. Si chiamava Ilaria.</p>
<p>&#8220;Ciao! ti trovo bene!&#8221;. Tolse il gomito dal bancone: &#8220;Ti stanno bene questi occhiali&#8221;</p>
<p>&#8220;Grazie, purtroppo senza questi divento mezza cieca&#8221;. Ilaria era simpatica, questo se lo ricordava. Non se la tirava.</p>
<p>&#8220;Come mai da queste parti? Non lavori più dalle parti di Porta Romana?&#8221;</p>
<p>&#8220;Eh sì ma tanto tempo fa&#8230; lasciamo perdere va, poi ci siamo trasferiti a Corvetto, poi in sintesi sono finita in un&#8217;azienda a Bicocca, e sono tipo tre settimane che ogni tanto mi mandano qui nel palazzo di fronte perché abbiamo una cosa in ballo. Però non ti ho mai visto al bar finora&#8221;.</p>
<p>&#8220;Di solito vengo più tardi. Oggi ho fatto prima. Ti posso offrire io la colazione?&#8221;</p>
<p>&#8220;No, no lascia perdere va, ognuno si paga il suo&#8221;. Ilaria non era formale, ma a Sandro andava bene. Chissà come mai non aveva funzionato. Gli stava simpatica, ed era carina.</p>
<p>&#8220;Qualche volta possiamo vederci a pranzo&#8221;. Gli era sfuggito, l&#8217;aveva detto senza pensare. Sandro voleva rimangiarsi le parole. Gli era sfuggito. &#8220;Anche se immagino che per pranzo sei già in ufficio, dicevo per dire&#8221;. Ilaria masticava fissando il barista. &#8220;Se vuoi, ovviamente&#8221;. Di male in peggio, non riusciva a tacere. Ilaria gli venne in soccorso.</p>
<p>&#8220;Sì certo, poi ci organizziamo&#8221;. Pagò i 2 euro e 50. &#8220;Corro, mi ha fatto piacere rivederti!&#8221;. Il barista piegò gli angoli della bocca. Sandrò lasciò i suoi soldi sul banco e fece un cenno di saluto. Una sarta che parlava spagnolo disse una cosa ad alta voce e le compagne si misero a ridere. Sandro si accese una sigaretta appena fuori sul marciapiede, e gli suonò il whatzapp.</p>
<p>Sicuramente era Giorgio.</p>
<p>Sandro decise di far finta di non aver sentito e aspirò rumorosamente. Poi si pentì di aver fatto finta di non aver sentito, stava pensando ancora a Ilaria, ma sapeva che il messaggio era di Giorgio, così guardo, ed era Giorgio. Fissò le spunte blu e lo status online. Bastava che rispondesse ripetendo le parole di Giorgio, ma non ne aveva voglia.</p>
<p>Se avesse toccato la tastiera Giorgio avrebbe letto &#8220;sta scrivendo&#8230;&#8221; e avrebbe dovuto finire di scrivere. Era come se si fissassero negli occhi: &#8220;online&#8221; contro &#8220;online&#8221;. Sandro doveva rispondere subito, ma non gli veniva. Aspirò rumorosamente e buttò la sigaretta nemmeno a due terzi. Il gesto gli schiarì le idee, per cui toccò la tastiera, ma Giorgio non era più online.</p>
<p>Ultimo accesso oggi alle 7:53.</p>
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		<title>Capitolo 8</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2019 14:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[&#8220;Quando dobbiamo andare?&#8221;
&#8220;Domenica prossima&#8221;
&#8220;Domenica?&#8221;
&#8220;Sì, domenica prossima, perché?&#8221; - Giorgio sembrava sinceramente stupito.
&#8220;Perché domenica mi voglio riposare, lo sai, mi piace starmene senza far niente, se devo venire dai tuoi invece mi devo vestire, mi devo lisciare e poi non posso fumare&#8230; non possiamo fare quell&#8217;altra domenica?&#8221;
&#8220;Sarebbe la stessa cosa no? E poi si tratta solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Quando dobbiamo andare?&#8221;</p>
<p>&#8220;Domenica prossima&#8221;</p>
<p>&#8220;Domenica?&#8221;</p>
<p>&#8220;Sì, domenica prossima, perché?&#8221; - Giorgio sembrava sinceramente stupito.</p>
<p>&#8220;Perché domenica mi voglio riposare, lo sai, mi piace starmene senza far niente, se devo venire dai tuoi invece mi devo vestire, mi devo lisciare e poi non posso fumare&#8230; non possiamo fare quell&#8217;altra domenica?&#8221;</p>
<p>&#8220;Sarebbe la stessa cosa no? E poi si tratta solo del pranzo, vedrai che per le 4 stiamo a casa, non perdi mica tutto il giorno&#8221;</p>
<p>&#8220;Uff, vabbé se ci tieni così tanto&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Non è che ci tengo così tanto, però pensavo che tu ci tenessi a conoscere i miei&#8221;.</p>
<p>&#8220;Sì sì, però non subito, nel senso&#8230; ci conosciamo da pochi mesi&#8221;</p>
<p>&#8220;E quindi?&#8221;</p>
<p>Sandro ora era nelle sabbie mobili. Quando uno fa questa domanda non ritiene esatta nessuna risposta.</p>
<p>&#8220;No, volevo dire che i tuoi non si aspettano che mi porti a casa così presto, così si immaginano chissà cosa e finisce che ti faccio fare brutta figura&#8221;.</p>
<p>Giorgio non rispose, stava processando quest&#8217;affermazione. Sandro aggiunse qualcosa.</p>
<p>&#8220;Cioé io voglio venire perché lo sai che ci tengo, però mi vergogno. In queste situazioni dico solo cazzate, poi lo sai che non sono un fotmodello, e poi comunque non so come comportarmi. E non voglio rispondere alle domande sulla mia famiglia, lo sai.&#8221;</p>
<p>&#8220;Sì, ma i miei non ti faranno domande, li conosco e non ti faranno domande. Parleranno del cibo e del tempo e del lavoro, e poi finiranno per litigare tra loro, sono certo. E poi ci sono i bambini e vedrai che attireranno loro l&#8217;attenzione.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma dobbiamo andarci tutte le domeniche?&#8221; Sandro aveva ceduto e ora stava contrattando.</p>
<p>&#8220;No, che stai dicendo&#8221;</p>
<p>&#8220;Io però dai miei non ti porto&#8221;</p>
<p>&#8220;Lo so! uff, me l&#8217;hai già detto! non fa nien-te.&#8221;</p>
<p>&#8220;Invece sì, fa, perché se vedo i tuoi poi sono io in difetto se tu non vedi i miei&#8221;</p>
<p>&#8220;E vabbé allora fammeli vedere così ci togliamo il pensiero&#8221;</p>
<p>&#8220;Figurati&#8221;</p>
<p>Restarono qualche secondo in silenzio. Sandro si accese una sigaretta, e Giorgio si appoggiò alle ginocchia per alzarsi dal divano. Stava per andare di là, ma arrivato alla porta gli sembrò brutto, perché sentiva che il discorso non era finito, nel senso, non era finito bene. Non voleva restare col broncio perché si sentiva a disagio, ma conosceva Sandro. Non avrebbe detto una parola fino all&#8217;ultima boccata e se se ne andava di là non avrebbero parlato fino a sera. Non voleva. Fece finta di raccogliere qualcosa a terra vicino alla porta, poi tornò sui suoi passi. Stavolta si sedette un po&#8217; più vicino a Sandro, quel tanto che bastava. Sandro non scansò le cosce, buon segno.</p>
<p>&#8220;Abbiamo litigato?&#8221;</p>
<p>Sandro sorrise con gli occhi e soffiò una nuvoletta di fumo. &#8220;No. Sono io che ho le paranoie&#8221;</p>
<p>&#8220;E io sono pesante, lo so&#8221;</p>
<p>&#8220;Mh. Infatti non ti posso sopportare&#8221;. Sandro gli diede col piede un colpetto alla spalla.</p>
<p>&#8220;Sono offeso. Vado a fare il caffé&#8221;. Giorgio sorrise per dare il senso alle sue parole, si alzò e lasciò la stanza. Sentì che era tutto risolto.</p>
<p>Sandro lanciò il mozzicone per aria. Con gli occhi chiusi sentì quell&#8217;impercettibile suono che fece la sigaretta quando toccò terra, da qualche parte. Gonfiò le guance per sbruffare verso il soffitto, poi ci ripensò senza pensarci: riaprì gli occhi e mandò fuori l&#8217;aria a pezzetti, facendo traballare le labbra con tre prr prr prr. Inclinò la testa verso la finestra. Entrava l&#8217;aria fresca, che muoveva la tenda. L&#8217;ideale, per accendersi una nuova sigaretta.</p>
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