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	<title>Commenti per A Sinistra - Movimento Politico Antiliberista</title>
	
	<link>http://www.asinistra.net</link>
	<description>Movimento Politico Antiliberista di Mesagne, Brindisi, Latiano e San Pancrazio</description>
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		<title>Commenti su Brindisi Acque Chiare: a quando l’epilogo? di Piero</title>
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		<dc:creator>Piero</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 02:51:00 +0000</pubDate>
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		<description>Per Giuseppe: vedi, caro sapiente, che le villette non le abbiamo create noi acquirenti, erano già costruite dall'impresa, quando le abbiamo acquistate erano già fatte ed accatastate come civili abitazioni! O non l'hai ancora capito????</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per Giuseppe: vedi, caro sapiente, che le villette non le abbiamo create noi acquirenti, erano già costruite dall&#8217;impresa, quando le abbiamo acquistate erano già fatte ed accatastate come civili abitazioni! O non l&#8217;hai ancora capito????</p>
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		<title>Commenti su Brindisi Acque Chiare: a quando l’epilogo? di Piero</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ASinistraCommenti/~3/vkC2IC4_i4s/</link>
		<dc:creator>Piero</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 02:46:21 +0000</pubDate>
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		<description>Il "minestrone " giudiziario di Acque Chiare è compiuto! Con Buona Pace per Giuseppe, Domenico e quanti altri stanno godendo ( ideologicamente orientati).
Non ho più voglia di spiegarmi con chi non vuol capire ed ascoltare e, per quanto mi riguarda, ormai non me ne frega più niente! Sono stanco di lottare con i muri di gomma anzi, quasi quasi, sadomasochisticamente, comincio a godere anch'io di tutto questo teatrino di ipocrisia, vestita di perbenismo, che mi si sta dipanando davanti.  Riesco persino a capire al volo la falsità delle parole di futura risoluzione, buona fede riconosciuta o meno e/o ristoro del danno. Al diavolo Brindisi e tutta la sua accozzaglia di affaristi-politicanti-azzeccagarbugli. E' tutto una melma informe.
Una sola certezza: ho perso la fiducia in tutti. CHIUSO.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il &#8220;minestrone &#8221; giudiziario di Acque Chiare è compiuto! Con Buona Pace per Giuseppe, Domenico e quanti altri stanno godendo ( ideologicamente orientati).<br />
Non ho più voglia di spiegarmi con chi non vuol capire ed ascoltare e, per quanto mi riguarda, ormai non me ne frega più niente! Sono stanco di lottare con i muri di gomma anzi, quasi quasi, sadomasochisticamente, comincio a godere anch&#8217;io di tutto questo teatrino di ipocrisia, vestita di perbenismo, che mi si sta dipanando davanti.  Riesco persino a capire al volo la falsità delle parole di futura risoluzione, buona fede riconosciuta o meno e/o ristoro del danno. Al diavolo Brindisi e tutta la sua accozzaglia di affaristi-politicanti-azzeccagarbugli. E&#8217; tutto una melma informe.<br />
Una sola certezza: ho perso la fiducia in tutti. CHIUSO.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Brindisi Acque Chiare: a quando l’epilogo? di giuseppe</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ASinistraCommenti/~3/K4SnnUXw6TI/</link>
		<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 16:05:54 +0000</pubDate>
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		<description>ciao Loredana, è vero la gente che ha comprato le villette ad Acque Chiare avrà pur speso soldi per arredarle, ma la cosa è fine a se stessa... Se avessero creato come da progetto un villaggio per il turismo con pub, pizzerie, bar, attrazioni etc.etc. in primis i Brindisini invece di andare a S.Sabina, Villanova, Specchiolla, Campo di Mare, etc.etc.etc. (conosco tanta gente va fuori il fine settimana) rimarrebbero a Brindisi, in più avrebbe attirato gente dai paesi limitrofi e favorito il turismo.
Concordo con te, ben venga l’iniziativa dell’imprenditore che vuole far rinascere la litoranea (nel rispetto delle leggi ovviamente!), aggiungo accessibile a tutti con l'obbiettivo primario di attirare gente e di conseguenza i $...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ciao Loredana, è vero la gente che ha comprato le villette ad Acque Chiare avrà pur speso soldi per arredarle, ma la cosa è fine a se stessa&#8230; Se avessero creato come da progetto un villaggio per il turismo con pub, pizzerie, bar, attrazioni etc.etc. in primis i Brindisini invece di andare a S.Sabina, Villanova, Specchiolla, Campo di Mare, etc.etc.etc. (conosco tanta gente va fuori il fine settimana) rimarrebbero a Brindisi, in più avrebbe attirato gente dai paesi limitrofi e favorito il turismo.<br />
Concordo con te, ben venga l’iniziativa dell’imprenditore che vuole far rinascere la litoranea (nel rispetto delle leggi ovviamente!), aggiungo accessibile a tutti con l&#8217;obbiettivo primario di attirare gente e di conseguenza i $&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Brindisi Acque Chiare: a quando l’epilogo? di Loredana</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ASinistraCommenti/~3/wzKQzMThL_I/</link>
		<dc:creator>Loredana</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 19:33:29 +0000</pubDate>
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		<description>in tutta questa storia c'è un problema di fondo ovvero la buona fede di tantissimi proprietari che hanno acquistato la prima o la seconda casa. Personalmente non ho ancora perso la fiducia nella GIUSTIZIA quindi, siamo sicuri che la sentenza non verrà ribaltata in appello o in cassazione? A questo punto vorrei chiedere ai Brindisi: siete proprio sicuri che pagheranno i responsabili della P.A.? Attenzione perchè a Bari è successo che il maxi risarcimento per la questione di Punta Perotti (oltre 300 milioni di euro liquidati dalla Corte Europea a carico dell'amministrazione comunale di Bari) è ricaduto su tutti i baresi perchè il comune sta cedendo ai Matarrese &amp; co. diversi terreni che prima non erano edificabili e poi improvvisamente lo sono diventati quindi, a Bari stanno nascendo come dei funghi decine di grattacieli. Chiedo con rispetto a tutti i Brindisini di alzare la testa e di guardare in faccia alla realtà perchè di questo stiamo parlando. Gente che è venuta da fuori Brindisi per acquistare una casa ad Acque Chiare non ha fatto altro che portare soldi alla città, giardinieri, mobilifici, fabbri, carpentieri etc. etc., che ben venga l'iniziativa dell'imprenditore che vuole far rinascere la litoranea (nel rispetto delle leggi ovviamente!) il problema è che a distanza di 30 anni Brindisi non ha ancora il famoso PUG che permette di stabilire quello che si può e che non si può fare. Allora, attenti alle prossime elezioni guardateli dritto negli occhi quelli che vi chiederanno il VOTO!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>in tutta questa storia c&#8217;è un problema di fondo ovvero la buona fede di tantissimi proprietari che hanno acquistato la prima o la seconda casa. Personalmente non ho ancora perso la fiducia nella GIUSTIZIA quindi, siamo sicuri che la sentenza non verrà ribaltata in appello o in cassazione? A questo punto vorrei chiedere ai Brindisi: siete proprio sicuri che pagheranno i responsabili della P.A.? Attenzione perchè a Bari è successo che il maxi risarcimento per la questione di Punta Perotti (oltre 300 milioni di euro liquidati dalla Corte Europea a carico dell&#8217;amministrazione comunale di Bari) è ricaduto su tutti i baresi perchè il comune sta cedendo ai Matarrese &amp; co. diversi terreni che prima non erano edificabili e poi improvvisamente lo sono diventati quindi, a Bari stanno nascendo come dei funghi decine di grattacieli. Chiedo con rispetto a tutti i Brindisini di alzare la testa e di guardare in faccia alla realtà perchè di questo stiamo parlando. Gente che è venuta da fuori Brindisi per acquistare una casa ad Acque Chiare non ha fatto altro che portare soldi alla città, giardinieri, mobilifici, fabbri, carpentieri etc. etc., che ben venga l&#8217;iniziativa dell&#8217;imprenditore che vuole far rinascere la litoranea (nel rispetto delle leggi ovviamente!) il problema è che a distanza di 30 anni Brindisi non ha ancora il famoso PUG che permette di stabilire quello che si può e che non si può fare. Allora, attenti alle prossime elezioni guardateli dritto negli occhi quelli che vi chiederanno il VOTO!!!</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Brindisi Acque Chiare: a quando l’epilogo? di Giuseppe</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ASinistraCommenti/~3/9m69Qm0swn0/</link>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 15:32:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.asinistra.net/?p=398#comment-14556</guid>
		<description>Bè dopo anni finalmente giustizia è fatta. Anzi spero che finalmente il comune ne faccia buon uso ed il sito possa essere destinato finalmente al turismo.
Caro Pietro il mio non è assolutamente sarcasmo anzi... I prosciutti davanti agli occhi di certo non li avevo quando ho visto la mega struttura realizzata praticamente sul mare, forse i prosciutti sugli occhi degli acquirenti li ha messi chi aveva le mani in pasta. Oppure essendo una cosa così grande pensavano che nessuno avrebbe rotto i ........ ed invece finalmente giustizia e fatta.
Caro Pietro purtroppo lo sappiamo che la giustizia non'è uguale per tutti, ecco perchè il poveraccio che acquista con sudore e fatica un fazzoletto di terreno non gli è permesso costruire neanche una piccola stanza, mentre LI CAPUZZUNI possono fare ciò che vogliono, ville e megaville....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bè dopo anni finalmente giustizia è fatta. Anzi spero che finalmente il comune ne faccia buon uso ed il sito possa essere destinato finalmente al turismo.<br />
Caro Pietro il mio non è assolutamente sarcasmo anzi&#8230; I prosciutti davanti agli occhi di certo non li avevo quando ho visto la mega struttura realizzata praticamente sul mare, forse i prosciutti sugli occhi degli acquirenti li ha messi chi aveva le mani in pasta. Oppure essendo una cosa così grande pensavano che nessuno avrebbe rotto i &#8230;&#8230;.. ed invece finalmente giustizia e fatta.<br />
Caro Pietro purtroppo lo sappiamo che la giustizia non&#8217;è uguale per tutti, ecco perchè il poveraccio che acquista con sudore e fatica un fazzoletto di terreno non gli è permesso costruire neanche una piccola stanza, mentre LI CAPUZZUNI possono fare ciò che vogliono, ville e megaville&#8230;.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Brindisi Acque Chiare: a quando l’epilogo? di STU</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ASinistraCommenti/~3/lFoQ-bgVe90/</link>
		<dc:creator>STU</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 01:28:48 +0000</pubDate>
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		<description>14 febbraio 2012,
il giudice con voce bassa e tremante legge la sentenza di primo grado:
colpevoli tutti in egual misura. I tutti sarebbero: il costruttore, il notaio, l'architetto, l'ex dirigente all'Urbanistica del Comune di Brindisi ed il progettista. Però per tutti ... pena sospesa.

Rigettate invece le richieste risarcitorie presentate dai proprietari nei confronti del Comune di Brindisi, responsabile civile limitatamente alle ipotesi di reato pendenti sull'architetto che é risultato colpevole secondo la sentenza.

E QUESTO E' IN CONTRASTO CON LA SENTENZA DI 1° GRADO.

Anzi, i duecento proprietari delle villette che nel processo appena concluso hanno rivestito il ruolo di parte civile, domani compariranno nella stessa aula nei panni di imputati di lottizzazione abusiva.       A S S U R D O

Sentenza che doveva essere letta alle ore 13:15 ma il giudice é entrato in aula alle 14.30. Con chi si é consigliato sul da farsi?
Col suo predecessore?

La casta dei giudici.
Un giudice difende l'operato del suo predecessore per salvare la sua faccia ed il suo nome gettando nella disperazione intere famiglie. Ma chi sbaglia paga e chi non sa fare il proprio mestiere lo perderà.

Se gli avvocati della difesa hanno sviscerato i fatti in modo semplice e palese difendendo anche i proprietari delle case, perché i giudici persistono nell'errore? Signori giudici ma é così faticoso ammettere che in tutti questi anni avete sbagliato?

E fatto ancor più grave, non avete saputo leggere le carte a vostra disposizione in particolar modo nel giorno della sentenza? 

VI RENDETE CONTO CHE PER I VOSTRI ERRORI SIA IN BUONA CHE IN CATTIVA FEDE STATE ROVINANDO DELLE FAMIGLIE?
GIOCATE CON LA VITA DELLE PERSONE E QUESTO NON VA BENE. NON VA AFFATTO BENE.

E vogliamo parlare della credibilità in campo internazionale che Brindisi sta perdendo nei confronti di chi avrebbe voluto e di chi stava investendo in questo progetto? Ne parliamo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>14 febbraio 2012,<br />
il giudice con voce bassa e tremante legge la sentenza di primo grado:<br />
colpevoli tutti in egual misura. I tutti sarebbero: il costruttore, il notaio, l&#8217;architetto, l&#8217;ex dirigente all&#8217;Urbanistica del Comune di Brindisi ed il progettista. Però per tutti &#8230; pena sospesa.</p>
<p>Rigettate invece le richieste risarcitorie presentate dai proprietari nei confronti del Comune di Brindisi, responsabile civile limitatamente alle ipotesi di reato pendenti sull&#8217;architetto che é risultato colpevole secondo la sentenza.</p>
<p>E QUESTO E&#8217; IN CONTRASTO CON LA SENTENZA DI 1° GRADO.</p>
<p>Anzi, i duecento proprietari delle villette che nel processo appena concluso hanno rivestito il ruolo di parte civile, domani compariranno nella stessa aula nei panni di imputati di lottizzazione abusiva.       A S S U R D O</p>
<p>Sentenza che doveva essere letta alle ore 13:15 ma il giudice é entrato in aula alle 14.30. Con chi si é consigliato sul da farsi?<br />
Col suo predecessore?</p>
<p>La casta dei giudici.<br />
Un giudice difende l&#8217;operato del suo predecessore per salvare la sua faccia ed il suo nome gettando nella disperazione intere famiglie. Ma chi sbaglia paga e chi non sa fare il proprio mestiere lo perderà.</p>
<p>Se gli avvocati della difesa hanno sviscerato i fatti in modo semplice e palese difendendo anche i proprietari delle case, perché i giudici persistono nell&#8217;errore? Signori giudici ma é così faticoso ammettere che in tutti questi anni avete sbagliato?</p>
<p>E fatto ancor più grave, non avete saputo leggere le carte a vostra disposizione in particolar modo nel giorno della sentenza? </p>
<p>VI RENDETE CONTO CHE PER I VOSTRI ERRORI SIA IN BUONA CHE IN CATTIVA FEDE STATE ROVINANDO DELLE FAMIGLIE?<br />
GIOCATE CON LA VITA DELLE PERSONE E QUESTO NON VA BENE. NON VA AFFATTO BENE.</p>
<p>E vogliamo parlare della credibilità in campo internazionale che Brindisi sta perdendo nei confronti di chi avrebbe voluto e di chi stava investendo in questo progetto? Ne parliamo?</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Dossier sull’inquinamento a Brindisi di MD di trasparency international</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ASinistraCommenti/~3/I6vef1Wf9Gw/</link>
		<dc:creator>trasparency international</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 11:09:35 +0000</pubDate>
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		<description>Dai portali  Indymedia
http://piemonte.indymedia.org/article/13195 
http://liguria.indymedia.org/node/7674 

Brindisi: ecco  come  l’ENI  seppellisce  i  suoi  vel-ENI
Dopo le prime puntate  a tema dedicate  all’Enichem  di  Venezia-Porto Marghera, all’Acna  Chimica  Organica di  Cengio, al  petrolchimico ENI di  Priolo  Gargallo, era  impossibile  non fare  una  cappatina  anche  Brindisi e  non soffermarsi  un  attimo a  riflettere  sulle  devastazioni  ambientali  operate  dall’ENI  in una bella  regione  come  la Puglia, territorio a spiccata  vocazione  turistica, dove pare abbia avuto  luogo uno degli scempi  ambientali  più  gravi  della  nostra storia.        
A  Brindisi  ritroviamo  una vecchia  conoscenza, un  manager  storico  dell’ENI, il Dott.  Andrea Mattiussi già  amm.  Delegato  della  Montedipe - società confluita da Enimont all’Enichem del Gruppo ENI - pluriindagato per  vari reati  quali  strage colposa, disastro ambientale, lesioni  gravi e condannato anche per  l’inquinamento  ed avvelenamento a  Mantova del  fiume  Mincio. Una  parentesi: data la  rilevanza delle  tematiche,  dedicheremo quanto prima  anche  un  articolo  a  Mantova  (essendo  dotati di  grande  fantasia  possiamo  già  anticiparvi  il  titolo: “MANTOVA: Ecco  come l’ENI  seppellisce  i   suoi  vel-ENI”).  Mattiussi dopo  turbolenti trascorsi  giudiziari,  passerà  poi  alla  Snia.
In una  Nota  riservata  di  Enichem Anic-Montepolimeri  indirizzata proprio  al  ns. benemerito Dr. Mattiussi,  in  riferimento  al  sito  industriale  di  Brindisi,  s’esplica quanto  segue: 
“… la  problematica  dei  residui   mercuriosi sempre  presente  in  Fabbrica andò acuendosi in  modo  rilevante  negli  anni 1976-77 per  la  produzione  di  grossi  volumi di  fanghi  nell’impianto di  trattamento  acque  mercuriose… dopo  la  fermata  del  cloro soda i  vari  residui  mercuriosi (fanghi, terre, materiali  vari inquinati)  presenti  in  Stabilimento rimasero  staccati in  attesa  di soluzioni  sempre  ventilate e  mai  concretizzate che  si  rivelavano  sempre ipotetiche ed  aleatorie. Si  andava  invece  nel  frattempo   aggravando la  situazione dello  stoccaggio,  creando  reali  pericoli  di  inquinamento,  sia  per  il progressivo  deterioramento dei  contenitori  dei  residui solidi sia per  il  rischio  di  trabocco dei  fanghi siti  sotto il  P.28 nel  collettore  di  scarico  a  mare, a  seguito  di  aumento del  livello  per forti  pioggie. Detto  rischio in  qualche  occasione si  è  concretizzato… Relativamente  ai  rifiuti  mercuriosi il  cesimento  indica: n. 740  fusti di  fanghi  inspessiti, 320  fusti di  terra  e  residui vari  inquinati, 100  fusti  di  grafite, 400  mc.  circa  di fanghi  residui parzialmente  inspessiti. Il  tutto  è  stato  coperto  con  scarto  di  cava per  uno  spessore  di  circa  30  cm. Pressato  e livellato… su  di  esso  è  stato  effettuato  uno  stendimento  di sabbia  di  frantoio  rullato con  ottenimento  di  un  piano di  calpestio camminabile… Non  si  è  ritenuto  opportuno né  necessario  denunciare ad  autorità  la  realizzazione dell’opera sia  in  relazione alla  situazione  locale  sia in  considerazione che  non  è  stato  fatto  uno  scarico  sul  terreno che  rientrava  quindi nei  disposti  della legge …”. 
Come  potete  ben  riscontrare anche  a  Brindisi (come del resto in  tutti  gli  altri siti  dell’ENI)   la  produzione  di  vel-ENI micidiali è arrivata   a  toccare  livelli da  incubo.  Tanto che  a Brindisi cominciò  a porsi  il  problema  di  come  eliminare  questa imponente  mole di  rifiuti  tossico-nocivi. Anche  nel  caso  specifico venne  in  provvidenziale aiuto la  proverbiale  ed italica  fantasia. Rispetto  al  modello  adottato in  altri  siti  però (interramento  diretto  dei  rifiuti da  parte degli  uomini  ENI) nel contesto  brindisino  si  pensò  bene  d’adottare  una  variante inedita. Per  una  “bonavota” l’Eni decise di  non  sporcarsi  direttamente le  mani.  Meglio far  fare  ad  altri il  “lavoro sporco”.  Entrò  così  in  scena un  eclettico personaggio,  dotato  di bacchetta  magica, che rivelò  all’ENI  come  far  sparire  1 milione  di  metri  cubi  di  fanghi  mercuriali.  Il  nostro machiavellico   Geom. Giuseppe Bonavota da  Briatico,  classe 1927  (questo  il  nome  dell’eclettico mago  Zurlì  dei rifiuti) con le  sue  magie riuscì persino di surclassare l’Eni.  
Far  “sparire”  i  vel-ENI anziché   “seppellire” i  vel-ENI è  certamente un’idea  innovativa.  Chapeau. Avviene così che  il Bonavota, unitamente alla  società  Micorosa  Srl  (di  Brindisi)  e la società   Montedipe  Spa  siglano  una  “Scrittura Privata”  (che  trovate qui  di seguito  allegata  e  riprodotta pdf)  che  ha  per oggetto: “ … la  reindustrializzazione dell’area  di Brindisi”,  nonché  la  nobilissima  finalità del   “…   reimpiego del  personale  attualmente  in  CIGS di Montedipe  … sul  presupposto  che  venga  installata in  un’area  confinante  con  lo  stabilimento  petrolchimico un’azienda  industriale avente  come  attività il  recupero  e  la  lavorazione di  sottoprodotti  fangosi con  esclusivo  reimpiego  di  personale di  Montedipe … Montedipe  riconoscerà  a Micorosa per  ciascun  dipendente  MONTEDIPE in  CIGS  assunto  da  Micorosa …  un  contributo  di 15  milioni …”.
Il progetto Micorosa-Bonavota - che  trovate anche  questo quì  di seguito  allegato  e  riprodotto -   riscosse  immediatamente l’entusiastico  consenso  dei vertici  dell’ENI  (e  lo  credo  bene … far  sparire 1  milione di  mc di  vel-ENI come  per  incanto) tanto  che il prode Mattiussi si  studiò a  memoria ogni  singoli  passo  del  memorandum e  s’incorniciò nell’ufficio la  copertina  del  dossier che  titolava: “Progetto  di  fattibilità per  l’installazione in  un’area  confinante con lo  stabilimento  petrolchimico di  Brindisi  di  una azienda  industriale avente  come  attività il  recupero e la  lavorazione di  sottoprodotti fangosi”. 
Non potete neanche  lontanamente immaginare  i  ritorni  che  potrebbero  esserci in  termini industriali se  progetto   funzionerà  bene e  senza intoppi. Se  il  Bonavota  non è  un  pazzo  furioso  visionario  ed  il  suo procedimento  alchemico è ok  potrebbe  essere  sfruttato  su  larga  scala  per  smaterializzare d’incanto  tutti  i  rifiuti  killer  dell’ENI  sparsi  in tutti  gli  stabilimenti d’Italia  e del  mondo.                 
Così  sul  finire  degli  anni ’80 si  moltiplicano freneticamente i  contatti tra  l’archimede  pitagorico brindisino, Mattiussi ed i  vertici dell’Ente  Energetico Idrocarburi per  mettere  a punto le  varie  fasi dell’affaire.  Finchè un  giorno Dario  Amodio  di  Enichem Anic invia una Nota  riservata  a  Mattiussi  che  riassume  i  termini  del  business: “Nota  riservata  per  il  dott.  Mattiussi -  iniziativa Bonavota per il  riutilizzo  di  fanghi  da  carburo”. Scrive il  relatore di Enichem Anic:
“…  a  sud  dello  stabilimento  petrolchimico,  fuori  della  recinzione, esiste  un’area  di  circa 44  ettari  denominata “Zona  Fanghi” adibita  a  suo  tempo  a  ricevere i  residui  provenienti dalla  produzione  di  acetilene da  carburo. La  massa  dei  fanghi  depositata  nel  tempo può  essere  valutata  ad un  milione  di  mc…  disponendo  di  una  così  rilevante  massa  di  fanghi  ci  siamo  attivato  da  tempo  per  studiarne  l’utilizzo e  conseguire  contestualmente  la  bonifica  della  zona  eliminando  fonti  di  rischio per  le  persone  che  incautamente vi  si  fossero  inoltrate  e  restituendo  al  verde  l’intera  area.  Proficui  son  stati  i  contatti avviati  con  un  imprenditore locale, che  ha  trovato  la  soluzione  del  problema. Attraverso  opportuni  processi tecnologici (che  di  seguito  sono  indicati) ha  trovato  il  modo di trasformare  i  fanghi ricavandone  prodotti da  utilizzare nell’edilizia  civile … l’imprenditore  di  cui si parla è  il  Geom. Giuseppe  Bonavota socio  e  dirigente  di  alcune  società (Edil Cover, Moviter Sud, Corat  Service) che  operano  a Taranto nel  campo  dell’edilizia e  dell’estrazione e lavorazione  calcarei … Essendo  la  massa  stimata  dei  fanghi clorurati  di  1  milione  di  metri cubi si  prevede  di  dover  trattare in  totale  10  milioni  di  quintali … lavorando 2000  quintali al  giorno,  considerando  ogni  anno 300  giornate   lavorative,  si  prevede che  l’attività  avrà una  durata  di  30 anni”. 
Inutile  dirlo l’idea è   semplicemente  geniale. S’elimina  una  fonte  di  rischio  per  l’uomo  e l’ambiente togliendo i  rifiuti  tossico  nocivi  dallo  stabilimento dell’ENI  di  brindisi e si spostano i vel-ENI trasformandoli   in tegole,  in mattoni,  piastrelle, malta  da  costruzione  etc  etc.  Era l’aprile del 1987. Segnatevi  bene sul  calendario sta  data nella  quale è  stata  concepita sta  genialata d’idea. Come si  legge  nel  memorandum sta tipologia  di  “smaltimento”  avrebbe richiesto  perlomeno 30  anni per  far  fuori  tutti  i  veleni  dell’ENI. Se  non  fosse  stato  per  lui (sempre  il geniale e magico  Geom. Bonavota)  a  quest’ora   sarebbero stati  ancora  lì  a trasformare   fanghi  clorurati   imbottiti di mercurio in  malte  bastarde (bastarde proprio e  anche  stronze). Zurlì diede  invece un  aiutino decisivo  pronunciando  le  fatidiche  frasi  “sim-sala-bim” e/o “Magicabula”. E come  per  incanto i  vel’ENI  svanirono. Ancor  tutt’oggi  non si  sa  bene  dove  siano  finiti. E’ un  ENI-gma.  Si  sa  solo  che imponenti  concentrazioni  di  inquinanti e  vel’ENI   son  stati  riscontrati    nell’area che  doveva  servire  per realizzare  il   progetto del  mago  Bonavota. Oggi  quell’area  brindisina si  chiama  “discarica  Micorosa”.  Sin’oltre i  5  mt  di  profondità son  stati trovati sepolti nelle viscere della terra, tonnellate e tonnellate  di  vel-ENI fra cui dicloroetilene, il famigerato cloruro di vinile, benzene, arsenico, e altri contaminanti per volumi complessivi che superano di 4 milioni di  volte  i limiti consentiti dalla legge. 
Una  bomba  nucleare  ecologica  mai disinnescata proprio alle  spalle  dell’Oasi Naturale delle  Saline (e  lì sti vel-ENI   ci  sono  ancora tutti). Non  è  un caso che  a Brindisi  dalla fine  degli  anni  ’80  in  poi  siano registrate stranissime  morti  probabilmente  riconducibili  agli  agenti chimici killer, in  primis  il cloruro  di  vinile (ma  in  questo cazzo di   paese  una  volta  l’azione  penale  non  era  obbligatoria?). 
Alcuni  dicono  che  erano  altri  tempi. Erano  tempi  in  cui tutti  facevano  i  cazzi  che  volevano. A  Brindisi  inquinava  anche  la  Guardia  di  Finanza. Si  legge  in una  nota di  Enichem  Anic (v.  doc.  allegato) che  lo stabilimento Montedipe  di Brindisi  “non è  mai  stato  dotato di  un  impianto di trattamento centralizzato delle  acque di  processo  di  scarico dei  vari  impianti  produttivi, e  nemmeno  di  impianti di trattamenti  specifici, e quindi  tali  acque di  processo confluivano direttamente  nei  collettori di  raccolta  delle  acque di  raffreddamento che  scaricavano a mare…  attualmente  son  stoccati  in  stabilimento 82.000  metri cubi di  soluzione  acquosa di  Sali  sodici (provenienti  dallo  stabilimento  Enichem  Agricoltura  di M.  Sant’Angelo) che  occorre  smaltire  sia per  liberare  i  serbatoi che  su  sollecitazione  dell’Amministrazione Provinciale  di  Brindisi… con l’acquisizione  della  proprietà  Montedipe è  stato riscontrato che  gli  scarichi  civili della  Caserma della  G. d F. e  degli  alloggi  sociali confluiscono  a mare,  a cielo  aperto attraverso una  spiaggia. Pertanto  è  opportuno  convogliare tale  scarico al  trattamento  biologico…  tale  scarico è  causa  di  esalazioni  maleodoranti  in particolare  durante  il  periodo  estivo quando  si  registra  una  notevole presenza  di persone  sulla  spiaggia.  Per  tali  motivi  e onde  evitare coinvolgimenti e strumentalizzazioni  esterne  è  opportuno convogliare  tale  scarico all’impianto  biologico  dello  stabilimento…”. 
Beh se  capitate  nei  pressi  di  Brindisi  e  avete proprio voglia  di  farvi  na  nuotatina  da  ste parti,   occhio  a  non  farvi  un   pieno di  colifecali  delle  fiamme  gialle.  Se    invece  siete indigeni  del  luogo ed  avvertite  strane  patologie,  ringraziate  l’ENI. E  tra  poco  potrete  dire  grazie anche all’On.le Stefania Prestigiacomo (ns. illustre  ministro  dell’Ambiente) che è   rimasta  così profondamente  toccata  dall’emozionante  storia ambientale   dell’ENI che  ha  deciso  di  condonare  all’ENI, con  apposito  decreto,   tutti i  più gravi  disastri  ambientali della  storia. Brindisi  incluso. Una  cosa  così  vergognosa  che  più  vergognosa  di  così non  si  può. 
Allora senza  offesa. Possiamo proporre un “Brindisi” per il nostro ministro dell’ambiente?  
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Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati1”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati1.pdf 
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati2”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati2.pdf 
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati3”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati3.pdf 
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati4”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati4.pdf</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dai portali  Indymedia<br />
<a href="http://piemonte.indymedia.org/article/13195" rel="nofollow">http://piemonte.indymedia.org/article/13195</a><br />
<a href="http://liguria.indymedia.org/node/7674" rel="nofollow">http://liguria.indymedia.org/node/7674</a> </p>
<p>Brindisi: ecco  come  l’ENI  seppellisce  i  suoi  vel-ENI<br />
Dopo le prime puntate  a tema dedicate  all’Enichem  di  Venezia-Porto Marghera, all’Acna  Chimica  Organica di  Cengio, al  petrolchimico ENI di  Priolo  Gargallo, era  impossibile  non fare  una  cappatina  anche  Brindisi e  non soffermarsi  un  attimo a  riflettere  sulle  devastazioni  ambientali  operate  dall’ENI  in una bella  regione  come  la Puglia, territorio a spiccata  vocazione  turistica, dove pare abbia avuto  luogo uno degli scempi  ambientali  più  gravi  della  nostra storia.<br />
A  Brindisi  ritroviamo  una vecchia  conoscenza, un  manager  storico  dell’ENI, il Dott.  Andrea Mattiussi già  amm.  Delegato  della  Montedipe &#8211; società confluita da Enimont all’Enichem del Gruppo ENI &#8211; pluriindagato per  vari reati  quali  strage colposa, disastro ambientale, lesioni  gravi e condannato anche per  l’inquinamento  ed avvelenamento a  Mantova del  fiume  Mincio. Una  parentesi: data la  rilevanza delle  tematiche,  dedicheremo quanto prima  anche  un  articolo  a  Mantova  (essendo  dotati di  grande  fantasia  possiamo  già  anticiparvi  il  titolo: “MANTOVA: Ecco  come l’ENI  seppellisce  i   suoi  vel-ENI”).  Mattiussi dopo  turbolenti trascorsi  giudiziari,  passerà  poi  alla  Snia.<br />
In una  Nota  riservata  di  Enichem Anic-Montepolimeri  indirizzata proprio  al  ns. benemerito Dr. Mattiussi,  in  riferimento  al  sito  industriale  di  Brindisi,  s’esplica quanto  segue:<br />
“… la  problematica  dei  residui   mercuriosi sempre  presente  in  Fabbrica andò acuendosi in  modo  rilevante  negli  anni 1976-77 per  la  produzione  di  grossi  volumi di  fanghi  nell’impianto di  trattamento  acque  mercuriose… dopo  la  fermata  del  cloro soda i  vari  residui  mercuriosi (fanghi, terre, materiali  vari inquinati)  presenti  in  Stabilimento rimasero  staccati in  attesa  di soluzioni  sempre  ventilate e  mai  concretizzate che  si  rivelavano  sempre ipotetiche ed  aleatorie. Si  andava  invece  nel  frattempo   aggravando la  situazione dello  stoccaggio,  creando  reali  pericoli  di  inquinamento,  sia  per  il progressivo  deterioramento dei  contenitori  dei  residui solidi sia per  il  rischio  di  trabocco dei  fanghi siti  sotto il  P.28 nel  collettore  di  scarico  a  mare, a  seguito  di  aumento del  livello  per forti  pioggie. Detto  rischio in  qualche  occasione si  è  concretizzato… Relativamente  ai  rifiuti  mercuriosi il  cesimento  indica: n. 740  fusti di  fanghi  inspessiti, 320  fusti di  terra  e  residui vari  inquinati, 100  fusti  di  grafite, 400  mc.  circa  di fanghi  residui parzialmente  inspessiti. Il  tutto  è  stato  coperto  con  scarto  di  cava per  uno  spessore  di  circa  30  cm. Pressato  e livellato… su  di  esso  è  stato  effettuato  uno  stendimento  di sabbia  di  frantoio  rullato con  ottenimento  di  un  piano di  calpestio camminabile… Non  si  è  ritenuto  opportuno né  necessario  denunciare ad  autorità  la  realizzazione dell’opera sia  in  relazione alla  situazione  locale  sia in  considerazione che  non  è  stato  fatto  uno  scarico  sul  terreno che  rientrava  quindi nei  disposti  della legge …”.<br />
Come  potete  ben  riscontrare anche  a  Brindisi (come del resto in  tutti  gli  altri siti  dell’ENI)   la  produzione  di  vel-ENI micidiali è arrivata   a  toccare  livelli da  incubo.  Tanto che  a Brindisi cominciò  a porsi  il  problema  di  come  eliminare  questa imponente  mole di  rifiuti  tossico-nocivi. Anche  nel  caso  specifico venne  in  provvidenziale aiuto la  proverbiale  ed italica  fantasia. Rispetto  al  modello  adottato in  altri  siti  però (interramento  diretto  dei  rifiuti da  parte degli  uomini  ENI) nel contesto  brindisino  si  pensò  bene  d’adottare  una  variante inedita. Per  una  “bonavota” l’Eni decise di  non  sporcarsi  direttamente le  mani.  Meglio far  fare  ad  altri il  “lavoro sporco”.  Entrò  così  in  scena un  eclettico personaggio,  dotato  di bacchetta  magica, che rivelò  all’ENI  come  far  sparire  1 milione  di  metri  cubi  di  fanghi  mercuriali.  Il  nostro machiavellico   Geom. Giuseppe Bonavota da  Briatico,  classe 1927  (questo  il  nome  dell’eclettico mago  Zurlì  dei rifiuti) con le  sue  magie riuscì persino di surclassare l’Eni.<br />
Far  “sparire”  i  vel-ENI anziché   “seppellire” i  vel-ENI è  certamente un’idea  innovativa.  Chapeau. Avviene così che  il Bonavota, unitamente alla  società  Micorosa  Srl  (di  Brindisi)  e la società   Montedipe  Spa  siglano  una  “Scrittura Privata”  (che  trovate qui  di seguito  allegata  e  riprodotta pdf)  che  ha  per oggetto: “ … la  reindustrializzazione dell’area  di Brindisi”,  nonché  la  nobilissima  finalità del   “…   reimpiego del  personale  attualmente  in  CIGS di Montedipe  … sul  presupposto  che  venga  installata in  un’area  confinante  con  lo  stabilimento  petrolchimico un’azienda  industriale avente  come  attività il  recupero  e  la  lavorazione di  sottoprodotti  fangosi con  esclusivo  reimpiego  di  personale di  Montedipe … Montedipe  riconoscerà  a Micorosa per  ciascun  dipendente  MONTEDIPE in  CIGS  assunto  da  Micorosa …  un  contributo  di 15  milioni …”.<br />
Il progetto Micorosa-Bonavota &#8211; che  trovate anche  questo quì  di seguito  allegato  e  riprodotto &#8211;   riscosse  immediatamente l’entusiastico  consenso  dei vertici  dell’ENI  (e  lo  credo  bene … far  sparire 1  milione di  mc di  vel-ENI come  per  incanto) tanto  che il prode Mattiussi si  studiò a  memoria ogni  singoli  passo  del  memorandum e  s’incorniciò nell’ufficio la  copertina  del  dossier che  titolava: “Progetto  di  fattibilità per  l’installazione in  un’area  confinante con lo  stabilimento  petrolchimico di  Brindisi  di  una azienda  industriale avente  come  attività il  recupero e la  lavorazione di  sottoprodotti fangosi”.<br />
Non potete neanche  lontanamente immaginare  i  ritorni  che  potrebbero  esserci in  termini industriali se  progetto   funzionerà  bene e  senza intoppi. Se  il  Bonavota  non è  un  pazzo  furioso  visionario  ed  il  suo procedimento  alchemico è ok  potrebbe  essere  sfruttato  su  larga  scala  per  smaterializzare d’incanto  tutti  i  rifiuti  killer  dell’ENI  sparsi  in tutti  gli  stabilimenti d’Italia  e del  mondo.<br />
Così  sul  finire  degli  anni ’80 si  moltiplicano freneticamente i  contatti tra  l’archimede  pitagorico brindisino, Mattiussi ed i  vertici dell’Ente  Energetico Idrocarburi per  mettere  a punto le  varie  fasi dell’affaire.  Finchè un  giorno Dario  Amodio  di  Enichem Anic invia una Nota  riservata  a  Mattiussi  che  riassume  i  termini  del  business: “Nota  riservata  per  il  dott.  Mattiussi &#8211;  iniziativa Bonavota per il  riutilizzo  di  fanghi  da  carburo”. Scrive il  relatore di Enichem Anic:<br />
“…  a  sud  dello  stabilimento  petrolchimico,  fuori  della  recinzione, esiste  un’area  di  circa 44  ettari  denominata “Zona  Fanghi” adibita  a  suo  tempo  a  ricevere i  residui  provenienti dalla  produzione  di  acetilene da  carburo. La  massa  dei  fanghi  depositata  nel  tempo può  essere  valutata  ad un  milione  di  mc…  disponendo  di  una  così  rilevante  massa  di  fanghi  ci  siamo  attivato  da  tempo  per  studiarne  l’utilizzo e  conseguire  contestualmente  la  bonifica  della  zona  eliminando  fonti  di  rischio per  le  persone  che  incautamente vi  si  fossero  inoltrate  e  restituendo  al  verde  l’intera  area.  Proficui  son  stati  i  contatti avviati  con  un  imprenditore locale, che  ha  trovato  la  soluzione  del  problema. Attraverso  opportuni  processi tecnologici (che  di  seguito  sono  indicati) ha  trovato  il  modo di trasformare  i  fanghi ricavandone  prodotti da  utilizzare nell’edilizia  civile … l’imprenditore  di  cui si parla è  il  Geom. Giuseppe  Bonavota socio  e  dirigente  di  alcune  società (Edil Cover, Moviter Sud, Corat  Service) che  operano  a Taranto nel  campo  dell’edilizia e  dell’estrazione e lavorazione  calcarei … Essendo  la  massa  stimata  dei  fanghi clorurati  di  1  milione  di  metri cubi si  prevede  di  dover  trattare in  totale  10  milioni  di  quintali … lavorando 2000  quintali al  giorno,  considerando  ogni  anno 300  giornate   lavorative,  si  prevede che  l’attività  avrà una  durata  di  30 anni”.<br />
Inutile  dirlo l’idea è   semplicemente  geniale. S’elimina  una  fonte  di  rischio  per  l’uomo  e l’ambiente togliendo i  rifiuti  tossico  nocivi  dallo  stabilimento dell’ENI  di  brindisi e si spostano i vel-ENI trasformandoli   in tegole,  in mattoni,  piastrelle, malta  da  costruzione  etc  etc.  Era l’aprile del 1987. Segnatevi  bene sul  calendario sta  data nella  quale è  stata  concepita sta  genialata d’idea. Come si  legge  nel  memorandum sta tipologia  di  “smaltimento”  avrebbe richiesto  perlomeno 30  anni per  far  fuori  tutti  i  veleni  dell’ENI. Se  non  fosse  stato  per  lui (sempre  il geniale e magico  Geom. Bonavota)  a  quest’ora   sarebbero stati  ancora  lì  a trasformare   fanghi  clorurati   imbottiti di mercurio in  malte  bastarde (bastarde proprio e  anche  stronze). Zurlì diede  invece un  aiutino decisivo  pronunciando  le  fatidiche  frasi  “sim-sala-bim” e/o “Magicabula”. E come  per  incanto i  vel’ENI  svanirono. Ancor  tutt’oggi  non si  sa  bene  dove  siano  finiti. E’ un  ENI-gma.  Si  sa  solo  che imponenti  concentrazioni  di  inquinanti e  vel’ENI   son  stati  riscontrati    nell’area che  doveva  servire  per realizzare  il   progetto del  mago  Bonavota. Oggi  quell’area  brindisina si  chiama  “discarica  Micorosa”.  Sin’oltre i  5  mt  di  profondità son  stati trovati sepolti nelle viscere della terra, tonnellate e tonnellate  di  vel-ENI fra cui dicloroetilene, il famigerato cloruro di vinile, benzene, arsenico, e altri contaminanti per volumi complessivi che superano di 4 milioni di  volte  i limiti consentiti dalla legge.<br />
Una  bomba  nucleare  ecologica  mai disinnescata proprio alle  spalle  dell’Oasi Naturale delle  Saline (e  lì sti vel-ENI   ci  sono  ancora tutti). Non  è  un caso che  a Brindisi  dalla fine  degli  anni  ’80  in  poi  siano registrate stranissime  morti  probabilmente  riconducibili  agli  agenti chimici killer, in  primis  il cloruro  di  vinile (ma  in  questo cazzo di   paese  una  volta  l’azione  penale  non  era  obbligatoria?).<br />
Alcuni  dicono  che  erano  altri  tempi. Erano  tempi  in  cui tutti  facevano  i  cazzi  che  volevano. A  Brindisi  inquinava  anche  la  Guardia  di  Finanza. Si  legge  in una  nota di  Enichem  Anic (v.  doc.  allegato) che  lo stabilimento Montedipe  di Brindisi  “non è  mai  stato  dotato di  un  impianto di trattamento centralizzato delle  acque di  processo  di  scarico dei  vari  impianti  produttivi, e  nemmeno  di  impianti di trattamenti  specifici, e quindi  tali  acque di  processo confluivano direttamente  nei  collettori di  raccolta  delle  acque di  raffreddamento che  scaricavano a mare…  attualmente  son  stoccati  in  stabilimento 82.000  metri cubi di  soluzione  acquosa di  Sali  sodici (provenienti  dallo  stabilimento  Enichem  Agricoltura  di M.  Sant’Angelo) che  occorre  smaltire  sia per  liberare  i  serbatoi che  su  sollecitazione  dell’Amministrazione Provinciale  di  Brindisi… con l’acquisizione  della  proprietà  Montedipe è  stato riscontrato che  gli  scarichi  civili della  Caserma della  G. d F. e  degli  alloggi  sociali confluiscono  a mare,  a cielo  aperto attraverso una  spiaggia. Pertanto  è  opportuno  convogliare tale  scarico al  trattamento  biologico…  tale  scarico è  causa  di  esalazioni  maleodoranti  in particolare  durante  il  periodo  estivo quando  si  registra  una  notevole presenza  di persone  sulla  spiaggia.  Per  tali  motivi  e onde  evitare coinvolgimenti e strumentalizzazioni  esterne  è  opportuno convogliare  tale  scarico all’impianto  biologico  dello  stabilimento…”.<br />
Beh se  capitate  nei  pressi  di  Brindisi  e  avete proprio voglia  di  farvi  na  nuotatina  da  ste parti,   occhio  a  non  farvi  un   pieno di  colifecali  delle  fiamme  gialle.  Se    invece  siete indigeni  del  luogo ed  avvertite  strane  patologie,  ringraziate  l’ENI. E  tra  poco  potrete  dire  grazie anche all’On.le Stefania Prestigiacomo (ns. illustre  ministro  dell’Ambiente) che è   rimasta  così profondamente  toccata  dall’emozionante  storia ambientale   dell’ENI che  ha  deciso  di  condonare  all’ENI, con  apposito  decreto,   tutti i  più gravi  disastri  ambientali della  storia. Brindisi  incluso. Una  cosa  così  vergognosa  che  più  vergognosa  di  così non  si  può.<br />
Allora senza  offesa. Possiamo proporre un “Brindisi” per il nostro ministro dell’ambiente?<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati1”<br />
<a href="http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati1.pdf" rel="nofollow">http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati1.pdf</a><br />
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati2”<br />
<a href="http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati2.pdf" rel="nofollow">http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati2.pdf</a><br />
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati3”<br />
<a href="http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati3.pdf" rel="nofollow">http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati3.pdf</a><br />
Doc. pdf.: “Brindisi_Vel_ENI_interrati4”<br />
<a href="http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati4.pdf" rel="nofollow">http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2011/brindisi_vel_eni_interrati4.pdf</a></p>
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	<item>
		<title>Commenti su Brindisi Acque Chiare: a quando l’epilogo? di Francesco D'Aprile</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ASinistraCommenti/~3/THnmW3is5Rg/</link>
		<dc:creator>Francesco D'Aprile</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 09:03:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.asinistra.net/?p=398#comment-9075</guid>
		<description>Solo ora scopro le varie considerazioni espresse su questo link attinenti la “question” Villaggio Acque Chiare di Brindisi. 

Ho letto con molta attenzione i commenti formulati, la cui sostanza e la cui forma, a mio modestissimo avviso,  possono essere state in qualche modo condizionate dallo “status” di proprietario o semplice……. spettatore ricoperto dagli autori degli stessi.

Io, in qualità di proprietario, o meglio, padre della proprietaria, avendo deciso di “investire” (sic!) in suo favore i risparmi della mia famiglia, conseguiti con tanto sacrificio nel corso di più lustri di vita lavorativa, non posso che rappresentare tutta la mia indignazione, tutto il mio rammarico, ancorché disgusto per la incredibile “piega” che ha preso la vicenda.

Ho serie difficoltà a trovare elementi condivisibili nei “postulati giurisprudenziali” formulati al riguardo, laddove la tutela degli interessi di coloro che, nella più perfetta buona fede, si trovano ad avere acquistato un immobile nel villaggio non deve essere intrapresa “violando o eludendo la Legge che, invece, va rigorosamente applicata per garantire il buon andamento dell’attività amministrativa e per assicurare ai danneggiati i doverosi risarcimenti”. 

Faccio enorme….. fatica a pensare di “intraprendere” così, “sic et simpliciter”, azioni di rivalsa nei confronti di chi “direttamente o indirettamente, volutamente o colposamente” ha causato il danno (immane!) in trattazione.

Mi ritrovo ad essere proprietario, o meglio padre della proprietaria, di una villetta facente parte di un villaggio, sorto a pochissimi chilometri a nord di Brindisi, che nel corso del suo realizzo (svariati anni) ebbe a suscitare non pochi echi di meraviglia per la sua unicità in primis, ancorché, ed è fuor di dubbio, per la sua bellezza. Ebbene, per farla breve, nell’anno del “Signore” 2006, in visita di cortesia presso all’epoca ormai “conclamata residenza estiva” di amici di famiglia, constatiamo “de visu” quanto unanimemente , dico unanimemente, riconosciuto come il fiore all’occhiello della nostra Città. 
Il villaggio “Acque Chiare” era operativo in tutto e per tutto. 
Funzionante l’attrezzatissima spiaggia, attivi il ristorante, i bar, l’immensa, bellissima piscina, adibita anche a discoteca notturna. L’utilizzo di tali servizi, ricordo come fosse ieri, riservato per ovvie ragioni ai soli residenti. 
Ma la struttura era ambitissima e richiestissima e, quindi, non era raro, anzi il contrario, imbattersi in gente considerata ospite, ivi compresi alcuni noti magistrati.
Dopo un ponderato consulto familiare, decido di chiedere se mai ci fosse la possibilità di acquistare una villetta. Nulla! Le villette erano state già tutte vendute.
L’opportunità mi fu “concessa”, invece,  da una tale, proveniente da Udine, che, verosimilmente per la lontananza del suo paese di residenza, aveva trovato serie difficoltà di ambientamento e, quindi, deciso di vendere.
Concordato il prezzo di vendita (lievitato alquanto per le innumerevoli richieste di acquisto ricevute), mi recai da un notaio di mia fiducia (???) a cui affidai il mandato, come sempre avviene in questi casi, di eseguire ogni tipo di verifica……..propedeutica alla stipula dell’atto di rogito definitivo. 
Così in effetti avvenne. 
Dopo qualche tempo, puntuale mi giunse la convocazione, alla quale presi parte unitamente a mia figlia, ancorché al tecnico incaricato dalla banca che di lì a poco avrebbe, come in effetti avvenne, erogato il mutuo.
Inutile rappresentare che in tale sede, per una strana forma di ….apprensione che ti assale (di rogiti notarili non è che se ne stipuli uno al giorno!), ti affidi totalmente alla professionalità del notaio di tua fiducia (???) che, così come normativamente previsto, in quel momento rappresenta lo Stato e, quindi, la massima garanzia della liceità dell’atto in stipula.
E di tale liceità io non ho avuto alcun dubbio, atteso che  il notaio di fiducia (???) prescelto ebbe a fornirmi al riguardo ampie rassicurazioni prima e dopo la sottoscrizione del rogito avvenuta con il contestuale pagamento di quanto pattuito.

Detto questo, la mia indignazione, il mio rammarico, ancorché disgusto per la incredibile “piega” che ha preso la vicenda raggiungono livelli da parossismo.
E sì, perché mi domando, e domando ai miei interlocutori sia pur essi virtuali, siamo certi che nella fattispecie sia stata applicata una giustizia che abbia previsto la salvaguardia di tutte le posizioni?
I dubbi al riguardo nascono spontanei, illustre dott. Di Schiena, carissimi Giuseppe e Domenico, atteso che, almeno per il momento, gli unici a pagare siamo stati solo noi proprietari a cui è stato improvvidamente sequestrata, senza alcuna possibilità di utilizzo, una proprietà su cui pende, nella quasi totalità dei casi, l’obbligo del pagamento di un consistente mutuo bancario. 
Dirò di più. 
A seguito di una …..strana determinazione assunta dagli organi inquirenti, l’affidamento della “custodia” delle parti comuni del villaggio, in un primo momento assegnata, come giusto che sia a parer mio, all’Amministrazione Civica, venne di contro conferita all’amministrazione del condominio del villaggio (sic!) che, propagandando la cosa agli …..impauriti e sconcertati condomini come un ……principio di riappropriazione delle “proprie cose” dichiarò la propria disponibilità al riguardo accollandosi, quindi, (udite! udite!), le consequenziali, esorbitanti spese di gestione. In conseguenza di ciò, noi proprietari siamo costretti a pagare anche le spese condominiali ( ma, è lecita allo stato “de quo” l’esistenza di un...... condominio?).

Non mi risulta siano stati adottati provvedimenti nei confronti di dei vari “attori” che hanno….rappresentato questa “farsa”:
rappresentanti istituzionali (tranne uno con un subdolo patteggiamento di pena); 
funzionari degli Enti che pure hanno licenziato atti tuttora non invalidati;
società costruttrice (con la quale, almeno io, non ho mai avuto niente a che fare);
notai che hanno garantito la liceità degli atti; 
e via …..discorrendo.

In ultimo, la ciliegina sulla torta, l’avviso di garanzia (si dice così?) per “concorso in abusivismo edilizio negoziale”. 
Oddio! Oddio! Ma che roba è? Di cosa stanno parlando? Cosa c’entro io in questa cosa qua?

Illustre Dott. Di Schiena, carissimi Giuseppe e Domenico, tutti i passaggi della vicenda che ho sin qui sintetizzato alquanto, hanno necessitato (non vi è alternativa!) dell’oneroso patrocinio di appositi legali, sulle cui “performances”, in alcuni casi, preferisco stendere il così detto pietoso velo.

Illustre Dott. Di Schiena (a proposito, le sue considerazioni socio – politiche, pubblicate da quotidiani locali e non, trovano in molti casi la mia totale condivisione), carissimi Giuseppe e Domenico vorrei avere la possibilità di interloquire a viva voce con voi e magari con molti altri miei concittadini, perché solo così potrei rendere maggiormente percettibile il dramma che ci stanno facendo vivere.

Cordialmente 
                                     Francesco D’APRILE</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Solo ora scopro le varie considerazioni espresse su questo link attinenti la “question” Villaggio Acque Chiare di Brindisi. </p>
<p>Ho letto con molta attenzione i commenti formulati, la cui sostanza e la cui forma, a mio modestissimo avviso,  possono essere state in qualche modo condizionate dallo “status” di proprietario o semplice……. spettatore ricoperto dagli autori degli stessi.</p>
<p>Io, in qualità di proprietario, o meglio, padre della proprietaria, avendo deciso di “investire” (sic!) in suo favore i risparmi della mia famiglia, conseguiti con tanto sacrificio nel corso di più lustri di vita lavorativa, non posso che rappresentare tutta la mia indignazione, tutto il mio rammarico, ancorché disgusto per la incredibile “piega” che ha preso la vicenda.</p>
<p>Ho serie difficoltà a trovare elementi condivisibili nei “postulati giurisprudenziali” formulati al riguardo, laddove la tutela degli interessi di coloro che, nella più perfetta buona fede, si trovano ad avere acquistato un immobile nel villaggio non deve essere intrapresa “violando o eludendo la Legge che, invece, va rigorosamente applicata per garantire il buon andamento dell’attività amministrativa e per assicurare ai danneggiati i doverosi risarcimenti”. </p>
<p>Faccio enorme….. fatica a pensare di “intraprendere” così, “sic et simpliciter”, azioni di rivalsa nei confronti di chi “direttamente o indirettamente, volutamente o colposamente” ha causato il danno (immane!) in trattazione.</p>
<p>Mi ritrovo ad essere proprietario, o meglio padre della proprietaria, di una villetta facente parte di un villaggio, sorto a pochissimi chilometri a nord di Brindisi, che nel corso del suo realizzo (svariati anni) ebbe a suscitare non pochi echi di meraviglia per la sua unicità in primis, ancorché, ed è fuor di dubbio, per la sua bellezza. Ebbene, per farla breve, nell’anno del “Signore” 2006, in visita di cortesia presso all’epoca ormai “conclamata residenza estiva” di amici di famiglia, constatiamo “de visu” quanto unanimemente , dico unanimemente, riconosciuto come il fiore all’occhiello della nostra Città.<br />
Il villaggio “Acque Chiare” era operativo in tutto e per tutto.<br />
Funzionante l’attrezzatissima spiaggia, attivi il ristorante, i bar, l’immensa, bellissima piscina, adibita anche a discoteca notturna. L’utilizzo di tali servizi, ricordo come fosse ieri, riservato per ovvie ragioni ai soli residenti.<br />
Ma la struttura era ambitissima e richiestissima e, quindi, non era raro, anzi il contrario, imbattersi in gente considerata ospite, ivi compresi alcuni noti magistrati.<br />
Dopo un ponderato consulto familiare, decido di chiedere se mai ci fosse la possibilità di acquistare una villetta. Nulla! Le villette erano state già tutte vendute.<br />
L’opportunità mi fu “concessa”, invece,  da una tale, proveniente da Udine, che, verosimilmente per la lontananza del suo paese di residenza, aveva trovato serie difficoltà di ambientamento e, quindi, deciso di vendere.<br />
Concordato il prezzo di vendita (lievitato alquanto per le innumerevoli richieste di acquisto ricevute), mi recai da un notaio di mia fiducia (???) a cui affidai il mandato, come sempre avviene in questi casi, di eseguire ogni tipo di verifica……..propedeutica alla stipula dell’atto di rogito definitivo.<br />
Così in effetti avvenne.<br />
Dopo qualche tempo, puntuale mi giunse la convocazione, alla quale presi parte unitamente a mia figlia, ancorché al tecnico incaricato dalla banca che di lì a poco avrebbe, come in effetti avvenne, erogato il mutuo.<br />
Inutile rappresentare che in tale sede, per una strana forma di ….apprensione che ti assale (di rogiti notarili non è che se ne stipuli uno al giorno!), ti affidi totalmente alla professionalità del notaio di tua fiducia (???) che, così come normativamente previsto, in quel momento rappresenta lo Stato e, quindi, la massima garanzia della liceità dell’atto in stipula.<br />
E di tale liceità io non ho avuto alcun dubbio, atteso che  il notaio di fiducia (???) prescelto ebbe a fornirmi al riguardo ampie rassicurazioni prima e dopo la sottoscrizione del rogito avvenuta con il contestuale pagamento di quanto pattuito.</p>
<p>Detto questo, la mia indignazione, il mio rammarico, ancorché disgusto per la incredibile “piega” che ha preso la vicenda raggiungono livelli da parossismo.<br />
E sì, perché mi domando, e domando ai miei interlocutori sia pur essi virtuali, siamo certi che nella fattispecie sia stata applicata una giustizia che abbia previsto la salvaguardia di tutte le posizioni?<br />
I dubbi al riguardo nascono spontanei, illustre dott. Di Schiena, carissimi Giuseppe e Domenico, atteso che, almeno per il momento, gli unici a pagare siamo stati solo noi proprietari a cui è stato improvvidamente sequestrata, senza alcuna possibilità di utilizzo, una proprietà su cui pende, nella quasi totalità dei casi, l’obbligo del pagamento di un consistente mutuo bancario.<br />
Dirò di più.<br />
A seguito di una …..strana determinazione assunta dagli organi inquirenti, l’affidamento della “custodia” delle parti comuni del villaggio, in un primo momento assegnata, come giusto che sia a parer mio, all’Amministrazione Civica, venne di contro conferita all’amministrazione del condominio del villaggio (sic!) che, propagandando la cosa agli …..impauriti e sconcertati condomini come un ……principio di riappropriazione delle “proprie cose” dichiarò la propria disponibilità al riguardo accollandosi, quindi, (udite! udite!), le consequenziali, esorbitanti spese di gestione. In conseguenza di ciò, noi proprietari siamo costretti a pagare anche le spese condominiali ( ma, è lecita allo stato “de quo” l’esistenza di un&#8230;&#8230; condominio?).</p>
<p>Non mi risulta siano stati adottati provvedimenti nei confronti di dei vari “attori” che hanno….rappresentato questa “farsa”:<br />
rappresentanti istituzionali (tranne uno con un subdolo patteggiamento di pena);<br />
funzionari degli Enti che pure hanno licenziato atti tuttora non invalidati;<br />
società costruttrice (con la quale, almeno io, non ho mai avuto niente a che fare);<br />
notai che hanno garantito la liceità degli atti;<br />
e via …..discorrendo.</p>
<p>In ultimo, la ciliegina sulla torta, l’avviso di garanzia (si dice così?) per “concorso in abusivismo edilizio negoziale”.<br />
Oddio! Oddio! Ma che roba è? Di cosa stanno parlando? Cosa c’entro io in questa cosa qua?</p>
<p>Illustre Dott. Di Schiena, carissimi Giuseppe e Domenico, tutti i passaggi della vicenda che ho sin qui sintetizzato alquanto, hanno necessitato (non vi è alternativa!) dell’oneroso patrocinio di appositi legali, sulle cui “performances”, in alcuni casi, preferisco stendere il così detto pietoso velo.</p>
<p>Illustre Dott. Di Schiena (a proposito, le sue considerazioni socio – politiche, pubblicate da quotidiani locali e non, trovano in molti casi la mia totale condivisione), carissimi Giuseppe e Domenico vorrei avere la possibilità di interloquire a viva voce con voi e magari con molti altri miei concittadini, perché solo così potrei rendere maggiormente percettibile il dramma che ci stanno facendo vivere.</p>
<p>Cordialmente<br />
                                     Francesco D’APRILE</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Brindisi Acque Chiare: a quando l’epilogo? di Olga</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ASinistraCommenti/~3/CC0zfrvr4o4/</link>
		<dc:creator>Olga</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 07:59:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.asinistra.net/?p=398#comment-8988</guid>
		<description>Mi spiace vedere tutti quei proprietari disperati;

ma mi dispiace ancora di più vedere che stanno pagando avvocati che hanno comprato la casa e ora si fanno pagare parcelle x 170 volte.

Come ci si può far difendere da chi non poteva non sapere ( o peggio da un ignorante).

La segretaria di uno sapeva e non ha comprato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi spiace vedere tutti quei proprietari disperati;</p>
<p>ma mi dispiace ancora di più vedere che stanno pagando avvocati che hanno comprato la casa e ora si fanno pagare parcelle x 170 volte.</p>
<p>Come ci si può far difendere da chi non poteva non sapere ( o peggio da un ignorante).</p>
<p>La segretaria di uno sapeva e non ha comprato.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Brindisi Acque Chiare: a quando l’epilogo? di Domenico</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ASinistraCommenti/~3/9zdDOkdH-Ow/</link>
		<dc:creator>Domenico</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 15:18:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.asinistra.net/?p=398#comment-8913</guid>
		<description>Chi, in buona fede, ha comprato un bene immobile ad Acque Chiare
è nella stessa situazione di chi ha comprato titoli Parmalat o Cirio
od obbligazioni argentine. E' stato "fregato" da qualcuno (nel caso 
di Acque Chiare dal costruttore e da notai corrotti, negligenti o 
incompetenti; nel caso di Parmalat e compagnia dai vari Tanzi, 
Cragnotti .. ecc. nonchè dalle banche e dalla Consob che non 
vedevano o fingevano di non vedere ecc.); 
Per cui chi ha comprato, secondo me, dovrà tentare di rivalersi su 
chi gli ha procurato il danno e, magari, anche sugli organi di 
controllo che (tanto per cambiare) non assolvono al proprio compito
(o che, addirittura, sono conniventi).
Non si può certo pensare di derogare dalla Legge. E' pericoloso
infatti creare delle eccezioni sia pur dovute alla buona fede delle 
parti lese. Sarebbe anche come pretendere che lo Stato rifondesse 
chi ha comprato i "titoli spazzatura" di cui parlavo prima. Ed è anche
errato dire, come, in sintesi, fa Pietro,  "altri l' hanno fatto ed è 
stato tollerato" aspettandosi uguale tolleranza. Certamente è stato
un errore tollerare o ignorare ma non si può certo protrarre all' 
infinito questa schifosa prassi tutta italiana. Tutt' al più si deve 
esigere uguale intransigenza su tutti gli abusi che vi sono (a Brindisi
come altrove) anche se, ahimè, la maggior parte di questi abusi non
sono più perseguibili giacchè prescritti o sanati.
In conclusione: dal mio punto di vista è giusto che Acque Chiare sia
"rasa al suolo" perchè, in sostanza, è illegale e va quindi ripristinata 
la situazione preesistente. Chi ha patito danni o ingiustizie si rivalga
su chi direttamente o indirettamente, volutamente o colposamente,
ha causato il danno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chi, in buona fede, ha comprato un bene immobile ad Acque Chiare<br />
è nella stessa situazione di chi ha comprato titoli Parmalat o Cirio<br />
od obbligazioni argentine. E&#8217; stato &#8220;fregato&#8221; da qualcuno (nel caso<br />
di Acque Chiare dal costruttore e da notai corrotti, negligenti o<br />
incompetenti; nel caso di Parmalat e compagnia dai vari Tanzi,<br />
Cragnotti .. ecc. nonchè dalle banche e dalla Consob che non<br />
vedevano o fingevano di non vedere ecc.);<br />
Per cui chi ha comprato, secondo me, dovrà tentare di rivalersi su<br />
chi gli ha procurato il danno e, magari, anche sugli organi di<br />
controllo che (tanto per cambiare) non assolvono al proprio compito<br />
(o che, addirittura, sono conniventi).<br />
Non si può certo pensare di derogare dalla Legge. E&#8217; pericoloso<br />
infatti creare delle eccezioni sia pur dovute alla buona fede delle<br />
parti lese. Sarebbe anche come pretendere che lo Stato rifondesse<br />
chi ha comprato i &#8220;titoli spazzatura&#8221; di cui parlavo prima. Ed è anche<br />
errato dire, come, in sintesi, fa Pietro,  &#8220;altri l&#8217; hanno fatto ed è<br />
stato tollerato&#8221; aspettandosi uguale tolleranza. Certamente è stato<br />
un errore tollerare o ignorare ma non si può certo protrarre all&#8217;<br />
infinito questa schifosa prassi tutta italiana. Tutt&#8217; al più si deve<br />
esigere uguale intransigenza su tutti gli abusi che vi sono (a Brindisi<br />
come altrove) anche se, ahimè, la maggior parte di questi abusi non<br />
sono più perseguibili giacchè prescritti o sanati.<br />
In conclusione: dal mio punto di vista è giusto che Acque Chiare sia<br />
&#8220;rasa al suolo&#8221; perchè, in sostanza, è illegale e va quindi ripristinata<br />
la situazione preesistente. Chi ha patito danni o ingiustizie si rivalga<br />
su chi direttamente o indirettamente, volutamente o colposamente,<br />
ha causato il danno.</p>
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	<feedburner:origLink>http://www.asinistra.net/2008/03/25/brindisi-acque-chiare-a-quando-lepilogo/comment-page-1/#comment-8913</feedburner:origLink></item>
	<item>
		<title>Commenti su Brindisi Acque Chiare: a quando l’epilogo? di MARIA</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ASinistraCommenti/~3/BAqrft978RI/</link>
		<dc:creator>MARIA</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 08:37:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.asinistra.net/?p=398#comment-7781</guid>
		<description>Pietro ho letto oggi il tuo commento e sono d'accordo con te anch'io passavo da apani con mio marito ed ho visto la pubblicità il cartellone sono entrata in cantiere e mi hanno fatto vedere le ville in vendita siamo stati invitati in ufficio ed abbiamo visto il plastico di quello che dovevano costruire dopo, albergo, piscina, ristorante, bowling, teatro, cinema, tutto praticamente doveva sorgere una piccola città, noi siamo del nord italia e ci siamo convinti a comprare e dopo due anni ci hanno tolto la casa ed adesso siamo colpevoli in concorso con il costruttore questo è assurdo quando sarò davanti al giudice e verrò interrogata voglio capire cosa centro io mio marito e tutti gli acquirenti di acque chiare.abbiamo fatto un atto davanti al notaio che ci ha assicurati che tutto era in regola quindi se lui sapeva tutto non si doveva permettere di erogare rogitit e quanto meno doveva avvisare gli altri notai della truffa. Noi abbiamo fede in DIO e chi ha sbagliato in questo pagherà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pietro ho letto oggi il tuo commento e sono d&#8217;accordo con te anch&#8217;io passavo da apani con mio marito ed ho visto la pubblicità il cartellone sono entrata in cantiere e mi hanno fatto vedere le ville in vendita siamo stati invitati in ufficio ed abbiamo visto il plastico di quello che dovevano costruire dopo, albergo, piscina, ristorante, bowling, teatro, cinema, tutto praticamente doveva sorgere una piccola città, noi siamo del nord italia e ci siamo convinti a comprare e dopo due anni ci hanno tolto la casa ed adesso siamo colpevoli in concorso con il costruttore questo è assurdo quando sarò davanti al giudice e verrò interrogata voglio capire cosa centro io mio marito e tutti gli acquirenti di acque chiare.abbiamo fatto un atto davanti al notaio che ci ha assicurati che tutto era in regola quindi se lui sapeva tutto non si doveva permettere di erogare rogitit e quanto meno doveva avvisare gli altri notai della truffa. Noi abbiamo fede in DIO e chi ha sbagliato in questo pagherà.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Regione Salento: un progetto senza futuro da convertire in un serio impegno civile di Luigi Melica</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ASinistraCommenti/~3/4Ub0XXUIbOM/</link>
		<dc:creator>Luigi Melica</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 15:32:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.asinistra.net/?p=1304#comment-7677</guid>
		<description>intervengo con riferimento agli ultimi articoli apparsi sui giornali relativamente al metodo adottato ai fini della richiesta di referendum per l’istituzione della Regione Salento. 
In alcuni commenti di personaggi autorevoli del mondo del diritto è stato affermato che la strada intrapresa dal Comitato referendario sarebbe resa impervia dalla legge n. 352 del 1970, la quale regola l’indizione di tutti i referendum previsti dalla nostra Costituzione. 
L’art.42 comma 2, della stessa normativa stabilisce infatti che a richiedere il referendum non debbano essere esclusivamente i Consigli comunali rappresentanti almeno 1/3 delle popolazioni interessate (così come stabilito dall’art. 132, comma 1 della Costituzione), bensì tutti i Consigli comunali della porzione di territorio che vuole istituire la nuova Regione, i Consigli provinciali ed un terzo dei Consigli comunali che rappresentano i territori della porzione territoriale rimanente (ossia, nel nostro caso, delle aree di Bari e Foggia). Non solo, ma l’eventuale referendum dovrebbe essere esteso al territorio di tutta la Regione e, quindi, per quel che ci riguarda, a tutti i cittadini della Regione Puglia.
La legge n. 352 del 1970, dunque, sembra stravolgere il Testo costituzionale addirittura inventando alcuni criteri, quali, ad esempio, le deliberazioni dei Consigli provinciali e quelle dei Consigli comunali che rappresentano 1/3 della popolazione appartenente alle aree territoriali di Bari e Foggia. Vorrei sottolineare ai lettori che tale legge prevedeva requisiti analogamente rigidi e non previsti dal Testo costituzionale anche nell’ipotesi del comma 2 dell’art.132, regolante il distacco di un Comune o di una Provincia da una Regione e l’aggregazione ad un’altra. A quest’ultimo riguardo, la relativa richiesta di referendum avrebbe dovuto essere corredata dalle deliberazioni, identiche nell'oggetto, di tanti Consigli di Province o di Comuni che rappresentassero almeno un terzo delle restanti popolazioni delle Regioni investite dall'avviato procedimento di distacco-aggregazione. Nel 2003, il Comune di San Michele di Tagliamento, volendo staccarsi dalla Regione Veneto per aggregarsi alla Regione Friuli - Venezia Giulia (e ritenendo la legge n. 352 non conforme all’art. 132 della Costituzione), ha presentato una richiesta di referendum al competente Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione, corredata della sua sola deliberazione e non anche di quelle incostituzionalmente previste dalla citata legge. Per fortuna, il Comune in questione si è avvalso del supporto di illuminati costituzionalisti, i quali non si sono appiattiti sul principio dura lex, sed lex, ma sono andati ben oltre e, correttamente, hanno seguito il criterio secondo cui ignorantia constitutionis non excusat. Se si fossero arrestati al tenore letterale della legge n.352 del 1970, il predetto Comune sarebbe ancora parte della Regione Veneto e non del Friuli Venezia Giulia. In quell’occasione, l’Ufficio della Corte di Cassazione ha impugnato dinanzi al giudice delle leggi l’art. 42 della richiamata legge del 1970 (invocandone il contrasto con l’art. 132 della Costituzione) e la Corte costituzionale ha così statuito con sentenza n. 334 del 2004: “Poiché il referendum previsto dalla disposizione costituzionale attualmente vigente mira a verificare se la maggioranza delle popolazioni dell’ente o degli enti interessati approvi l’istanza di distacco-aggregazione, deve coerentemente discenderne che la legittimazione a promuovere la consultazione referendaria spetta soltanto ad essi e non anche ad altri enti esponenziali di popolazioni diverse. Infatti, la riforma del parametro evocato ha inteso evitare che maggioranze non direttamente o immediatamente coinvolte nel cambiamento possano contrastare ed annullare finanche le determinazioni iniziali (neppure giunte al di là dello stadio di semplici richieste) di collettività che intendano rendersi autonome o modificare la propria appartenenza regionale. Ad ogni modo, le valutazioni di tali altre popolazioni – anche di segno contrario alla variazione territoriale – trovano congrua tutela nelle fasi successive a quella della mera presentazione della richiesta di referendum”.
Con tale pronuncia, pertanto, la Corte ha integralmente avallato la lettura fornita dalla Cassazione ed ha quindi annullato la disposizione della legge n. 352 del 1970 contenente i suddetti ulteriori requisiti, statuendo che l’ente richiedente il referendum è solo quello che intende staccarsi e la popolazione interessata a deliberare sulla richiesta di referendum è solo quella residente in tale Comune. I giudici di Palazzo della Consulta hanno quindi affermato la necessità di applicare la Costituzione, la quale è chiarissima sul punto, sulla base, dunque, di un principio cardine che regola i rapporti tra fonti del diritto: si tratta del criterio di gerarchia, applicabile (ci mancherebbe altro!) anche nei rapporti tra Costituzione e legge allorquando il Testo costituzionale contenga norme chiare e complete nei propri elementi costitutivi. Peraltro, nel luglio 2010 la stessa Corte, in un’altra pronuncia, ha addirittura ritenuto che, se per caso la Regione dalla quale ci si distacca fosse contraria al distacco, tale parere negativo non osterebbe al distacco stesso: il legislatore è infatti libero di legiferare in senso conforme al distacco.
Rammento a tutti, infine, che a partire dalla pronuncia del 2004, i Comuni che hanno presentato richiesta di referendum (e non sono stati pochi) hanno poi ottenuto la legge di distacco. Venendo al caso che riguarda l’iter istitutivo della Regione Salento, si possono enumerare i seguenti profili: 
1. si è in presenza di una normativa costituzionale chiarissima nei suoi elementi costitutivi: “Si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse” (art.132 comma1). 
2. Si è in presenza di una legge - la n. 352 del 1970 - che letteralmente “inventa” una serie di requisiti. 
3. Non esistono precedenti, ossia nessuna area territoriale ha mai presentato una richiesta ai sensi dell’art.132 comma 1 della Costituzione, evidenziando l’incostituzionalità della legge del 1970, denunciando (e facendo eliminare), quindi, un sistema iniquo così come ha fatto il Comune di San Michele sul Tagliamento (ciò significa che la costituenda Regione Salento sarebbe la prima area territoriale da quando è stata varata la Costituzione ad avanzare tale richiesta). 
4. Esiste una giurisprudenza della Corte costituzionale la quale, pur prendendo in considerazione il comma 2, detta regole che non sarebbero state differenti qualora fosse venuto in rilievo il comma 1. 
5. L’ufficio competente a ricevere le deliberazioni dei Comuni concernenti l’istituenda Regione Salento è l’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione, ossia lo stesso organo che allora aveva sollevato la questione davanti alla Corte costituzionale. Per tutte le ragioni suesposte, il Comitato promotore predisporrà una memoria esplicativa di accompagnamento alla richiesta referendaria con la quale si chiederà al predetto Ufficio di far indire il referendum sulla base delle citate regole che esso stesso ha contribuito a formulare. Solo in subordine, infatti, si chiederà di sollevare questione di costituzionalità davanti alla Corte costituzionale, il cui giudizio, mi pare, sia già chiaro ed inequivocabile nel favorire - come essa stessa ha affermato - “il diritto all’autodeterminazione dell’autonomia locale”. Dopodiché sarà il Parlamento a pronunciarsi, valutando tutti gli interessi in gioco, anche se, mi preme rammentare, mai sino ad ora le Camere hanno legiferato in modo difforme rispetto a quanto deliberato dai Comuni interessati e soprattutto rispetto a quanto deciso con percentuali quasi plebiscitarie dalle popolazioni dei Comuni richiedenti. A conclusione di queste osservazioni che, per evidenti ragioni di spazio non possono che essere limitate, vorrei comunque sottolineare come sia spiacevole leggere sui media alcune argomentazioni riguardanti l’impraticabilità di siffatto iter così fondate su visioni parziali del fenomeno giuridico che lo riguarda, le quali, sebbene comprensibili se espresse dai politici di professione (o da non operatori del diritto), lo sono molto meno se provenienti da giuristi di chiara fama. 

Prof. Luigi Melica 
ordinario di diritto costituzionale 
Comitato Promotore del Referendum per il SI alla Istituzione della Regione Salento</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>intervengo con riferimento agli ultimi articoli apparsi sui giornali relativamente al metodo adottato ai fini della richiesta di referendum per l’istituzione della Regione Salento.<br />
In alcuni commenti di personaggi autorevoli del mondo del diritto è stato affermato che la strada intrapresa dal Comitato referendario sarebbe resa impervia dalla legge n. 352 del 1970, la quale regola l’indizione di tutti i referendum previsti dalla nostra Costituzione.<br />
L’art.42 comma 2, della stessa normativa stabilisce infatti che a richiedere il referendum non debbano essere esclusivamente i Consigli comunali rappresentanti almeno 1/3 delle popolazioni interessate (così come stabilito dall’art. 132, comma 1 della Costituzione), bensì tutti i Consigli comunali della porzione di territorio che vuole istituire la nuova Regione, i Consigli provinciali ed un terzo dei Consigli comunali che rappresentano i territori della porzione territoriale rimanente (ossia, nel nostro caso, delle aree di Bari e Foggia). Non solo, ma l’eventuale referendum dovrebbe essere esteso al territorio di tutta la Regione e, quindi, per quel che ci riguarda, a tutti i cittadini della Regione Puglia.<br />
La legge n. 352 del 1970, dunque, sembra stravolgere il Testo costituzionale addirittura inventando alcuni criteri, quali, ad esempio, le deliberazioni dei Consigli provinciali e quelle dei Consigli comunali che rappresentano 1/3 della popolazione appartenente alle aree territoriali di Bari e Foggia. Vorrei sottolineare ai lettori che tale legge prevedeva requisiti analogamente rigidi e non previsti dal Testo costituzionale anche nell’ipotesi del comma 2 dell’art.132, regolante il distacco di un Comune o di una Provincia da una Regione e l’aggregazione ad un’altra. A quest’ultimo riguardo, la relativa richiesta di referendum avrebbe dovuto essere corredata dalle deliberazioni, identiche nell&#8217;oggetto, di tanti Consigli di Province o di Comuni che rappresentassero almeno un terzo delle restanti popolazioni delle Regioni investite dall&#8217;avviato procedimento di distacco-aggregazione. Nel 2003, il Comune di San Michele di Tagliamento, volendo staccarsi dalla Regione Veneto per aggregarsi alla Regione Friuli &#8211; Venezia Giulia (e ritenendo la legge n. 352 non conforme all’art. 132 della Costituzione), ha presentato una richiesta di referendum al competente Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione, corredata della sua sola deliberazione e non anche di quelle incostituzionalmente previste dalla citata legge. Per fortuna, il Comune in questione si è avvalso del supporto di illuminati costituzionalisti, i quali non si sono appiattiti sul principio dura lex, sed lex, ma sono andati ben oltre e, correttamente, hanno seguito il criterio secondo cui ignorantia constitutionis non excusat. Se si fossero arrestati al tenore letterale della legge n.352 del 1970, il predetto Comune sarebbe ancora parte della Regione Veneto e non del Friuli Venezia Giulia. In quell’occasione, l’Ufficio della Corte di Cassazione ha impugnato dinanzi al giudice delle leggi l’art. 42 della richiamata legge del 1970 (invocandone il contrasto con l’art. 132 della Costituzione) e la Corte costituzionale ha così statuito con sentenza n. 334 del 2004: “Poiché il referendum previsto dalla disposizione costituzionale attualmente vigente mira a verificare se la maggioranza delle popolazioni dell’ente o degli enti interessati approvi l’istanza di distacco-aggregazione, deve coerentemente discenderne che la legittimazione a promuovere la consultazione referendaria spetta soltanto ad essi e non anche ad altri enti esponenziali di popolazioni diverse. Infatti, la riforma del parametro evocato ha inteso evitare che maggioranze non direttamente o immediatamente coinvolte nel cambiamento possano contrastare ed annullare finanche le determinazioni iniziali (neppure giunte al di là dello stadio di semplici richieste) di collettività che intendano rendersi autonome o modificare la propria appartenenza regionale. Ad ogni modo, le valutazioni di tali altre popolazioni – anche di segno contrario alla variazione territoriale – trovano congrua tutela nelle fasi successive a quella della mera presentazione della richiesta di referendum”.<br />
Con tale pronuncia, pertanto, la Corte ha integralmente avallato la lettura fornita dalla Cassazione ed ha quindi annullato la disposizione della legge n. 352 del 1970 contenente i suddetti ulteriori requisiti, statuendo che l’ente richiedente il referendum è solo quello che intende staccarsi e la popolazione interessata a deliberare sulla richiesta di referendum è solo quella residente in tale Comune. I giudici di Palazzo della Consulta hanno quindi affermato la necessità di applicare la Costituzione, la quale è chiarissima sul punto, sulla base, dunque, di un principio cardine che regola i rapporti tra fonti del diritto: si tratta del criterio di gerarchia, applicabile (ci mancherebbe altro!) anche nei rapporti tra Costituzione e legge allorquando il Testo costituzionale contenga norme chiare e complete nei propri elementi costitutivi. Peraltro, nel luglio 2010 la stessa Corte, in un’altra pronuncia, ha addirittura ritenuto che, se per caso la Regione dalla quale ci si distacca fosse contraria al distacco, tale parere negativo non osterebbe al distacco stesso: il legislatore è infatti libero di legiferare in senso conforme al distacco.<br />
Rammento a tutti, infine, che a partire dalla pronuncia del 2004, i Comuni che hanno presentato richiesta di referendum (e non sono stati pochi) hanno poi ottenuto la legge di distacco. Venendo al caso che riguarda l’iter istitutivo della Regione Salento, si possono enumerare i seguenti profili:<br />
1. si è in presenza di una normativa costituzionale chiarissima nei suoi elementi costitutivi: “Si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse” (art.132 comma1).<br />
2. Si è in presenza di una legge &#8211; la n. 352 del 1970 &#8211; che letteralmente “inventa” una serie di requisiti.<br />
3. Non esistono precedenti, ossia nessuna area territoriale ha mai presentato una richiesta ai sensi dell’art.132 comma 1 della Costituzione, evidenziando l’incostituzionalità della legge del 1970, denunciando (e facendo eliminare), quindi, un sistema iniquo così come ha fatto il Comune di San Michele sul Tagliamento (ciò significa che la costituenda Regione Salento sarebbe la prima area territoriale da quando è stata varata la Costituzione ad avanzare tale richiesta).<br />
4. Esiste una giurisprudenza della Corte costituzionale la quale, pur prendendo in considerazione il comma 2, detta regole che non sarebbero state differenti qualora fosse venuto in rilievo il comma 1.<br />
5. L’ufficio competente a ricevere le deliberazioni dei Comuni concernenti l’istituenda Regione Salento è l’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione, ossia lo stesso organo che allora aveva sollevato la questione davanti alla Corte costituzionale. Per tutte le ragioni suesposte, il Comitato promotore predisporrà una memoria esplicativa di accompagnamento alla richiesta referendaria con la quale si chiederà al predetto Ufficio di far indire il referendum sulla base delle citate regole che esso stesso ha contribuito a formulare. Solo in subordine, infatti, si chiederà di sollevare questione di costituzionalità davanti alla Corte costituzionale, il cui giudizio, mi pare, sia già chiaro ed inequivocabile nel favorire &#8211; come essa stessa ha affermato &#8211; “il diritto all’autodeterminazione dell’autonomia locale”. Dopodiché sarà il Parlamento a pronunciarsi, valutando tutti gli interessi in gioco, anche se, mi preme rammentare, mai sino ad ora le Camere hanno legiferato in modo difforme rispetto a quanto deliberato dai Comuni interessati e soprattutto rispetto a quanto deciso con percentuali quasi plebiscitarie dalle popolazioni dei Comuni richiedenti. A conclusione di queste osservazioni che, per evidenti ragioni di spazio non possono che essere limitate, vorrei comunque sottolineare come sia spiacevole leggere sui media alcune argomentazioni riguardanti l’impraticabilità di siffatto iter così fondate su visioni parziali del fenomeno giuridico che lo riguarda, le quali, sebbene comprensibili se espresse dai politici di professione (o da non operatori del diritto), lo sono molto meno se provenienti da giuristi di chiara fama. </p>
<p>Prof. Luigi Melica<br />
ordinario di diritto costituzionale<br />
Comitato Promotore del Referendum per il SI alla Istituzione della Regione Salento</p>
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